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Festa di San Michele (2 di 3) : L’immaginazione di Michele

Oh Uomo,

Tu lo forgi al tuo servizio,

tu ne mostri il valore materiale in molte opere tue.

Ma salvezza sarà per te soltanto quando ti si dimostri

il potere sovrano del suo spirito.


Attraverso primavera, estate, autunno e inverno, il corso dell’anno nella sua regolarità ha un contenuto spirituale: gli eventi spirituali, soprasensibili, si manifestano in quanto accade durante l’anno, come l’anima soprasensibile dell’uomo e il suo spirito soprasensibile si rivelano in quanto accade nella vita fisica tra la nascita e la morte.


In tutto ciò che la Terra rivela, nella pietra e nelle piante, in tutti gli esseri che la abitano, vivono entità spirituali; non solo una vaga e generica spiritualità, ma singole entità spirituali, spiriti della natura. Durante la stagione invernale questi spiriti della natura si rifugiano nel grembo della Terra, ne vengono in un certo senso inspirati, sono dentro di essa. Quando arriva la primavera, la Terra per così dire espira la propria spiritualità, gli spiriti della natura si spingono verso l’alto.


Se durante l’estate indirizziamo lo sguardo in basso verso la Terra, la troviamo in un certo senso impoverita di quegli esseri spirituali. Gli esseri spirituali, infatti, sono finiti nell’universo, si sono congiunti alle forme delle nubi e a tutto quello che lo sguardo umano incontra nelle altezze. Si sono riversati nelle altezze, in tutto quel che ho menzionato, portando con sé, rarefatto in finissima diluizione, quanto si manifesta in modo grossolano e apparentemente inerte nello zolfo, nel cosiddetto sulphur. In effetti, al culmine dell’estate questi spiriti della natura s’intessono e vivono, fluttuando e ondeggiando nelle formazioni nuvolose e in fenomeni simili, di preferenza nel sulphur, nello zolfo, che soprattutto durante la stagione estiva è presente nelle altezze dell’esistenza terrena in modo straordinariamente sottile.


Quel che si sviluppa là in alto per effetto del calore e della luce solari, è però simile a quel che avviene nell’organismo umano, quando ne erompono desideri, appetiti, emozioni e così via. Chi è in grado di vedere, di sentire tali cose, sa che al culmine dell’estate gli spiriti della natura vivono lassù, nelle altezze, in un elemento che è in effetti tanto intriso di desideri quanto la vita di desiderio legata all’aspetto animale dell’uomo, a quell’aspetto animale umano entro il quale anche l’uomo sulfurizza, è intriso di zolfo molto sottile. L’elemento solforico, che conosciamo quando vive e tesse nella natura umana, è quello che definiamo arimanico, quello in cui vive l’aspetto arimanico.


Quando al culmine dell’estate questo elemento è libero, agisce come desiderio cosmico fuori nello spazio, è addirittura soggetto alle leggi che arrivano dai pianeti vicini alla Terra e che agiscono su di essa. Contro quel che seduce emotivamente l’uomo, che lo trascina sotto il livello umano fino a quello animale e che si manifesta nelle altezze al culmine dell’estate, vi è nel cosmo una contro-forza. La contro-forza si rivela in quei singolari prodotti che talvolta precipitano dal cielo sulla Terra, in quegli oggetti che contengono il ferro meteorico. Nel ferro cosmico concentrato nei meteoriti, troviamo le frecce scagliate dal cosmo contro l’animale bramoso che si manifesta nel modo prima descritto.

Sappiamo che l’essere umano ha bisogno della natura animale perché, solo superandola, può sviluppare le forze che lo rendono pienamente uomo.


Quel che fuori nell’immensità cosmica avviene in modo grandioso, maestoso, accade continuamente anche in noi. Produciamo in noi le particelle di ferro nel sangue in combinazione con altre sostanze, e mentre da una parte attraverso il sangue pulsa il processo della sulfurizzazione, agisce per contro l’altro polo interiormente meteorico, il ferro interno che svolge la stessa azione svolta all’esterno dal ferro meteorico: il ferro interiore meteorico del nostro sangue ci libera, ci rischiara, ci purifica rispetto al processo di sulfurizzazione del sangue.


Il ferro meteorico che cade sulla Terra dal cosmo, che agisce purificando e rischiarando la vita animale, ci esorta a guardare in alto, dalla trasformazione materiale del ferro per usi terreni al ferro che compie il suo servizio celeste come formazione meteorica sopra di noi, e soprattutto in noi.


In quel momento, infatti, il processo arimanico di sulfurizzazione, altrimenti presente solo all’interno dell’essere umano, è un processo cosmico, e quello meteorico è un contro-processo: sono le frecce che il cosmo lancia nelle altezze verso le brame animalizzate.


Da quanto ho descritto, emerge la figura di Michele nel suo combattimento con il drago, con la natura animale dell’uomo, con il processo di sulfurizzazione. E se si comprende quel che avviene realmente, l’anima crea il combattimento di Michele con il drago dalla vivente trama del cosmo da cui essa stessa è intessuta. Michele, combattendo la natura animale delle brame, appare come il rappresentante di quel che agisce nel cosmo. Si mostra con la spada rivolta verso l’alto a indicare la natura umana superiore.


Così potremmo dire che Michele ci appare da una schiera di nuvole spirituali, con il suo sguardo benefico, penetrante, sapiente: il suo occhio dirige lo sguardo lontano da sé, non lo rivolge all’interno, mentre il suo braccio rotea circondato da formazioni meteoritiche di ferro le quali, come fuse dalle forze cosmiche del desiderio e di nuovo condensate, forgiano la fiammeggiante spada di Michele. Ci poniamo in modo giusto, reale, di fronte a Michele, se immaginiamo il suo volto intessuto dalla luce dorata dell’estate, con lo sguardo benefico che ci guida verso l’esterno, come un segnale indicatore, come un raggio di luce che si propaghi dall’interno.


Se siamo esseri umani completi, quando viviamo la primavera, ci abbandoniamo alla natura che germoglia, che cresce, che spunta. Se siamo esseri umani completi, sbocciamo con ogni fiore, germogliamo con ogni foglia, maturiamo con ogni seme. Ci abbandoniamo alla natura che si risveglia, che spunta, che germina. Possiamo dedicarci a lei, a lei che vuole la vita: noi sentiamo la vita, mentre sperimentiamo la sua. In quel momento è giusto abbandonarsi alla natura, perché è lì che si trova la vita. In autunno non possiamo sviluppare in noi questa coscienza, perché se la sviluppassimo unilateralmente, sperimenteremmo la vita che si paralizza, che muore. L’uomo non deve assecondare tutto questo, ma fortificarsi per contrastarlo. Mentre deve condividere la vita con la natura vivente, deve contrapporre il proprio sé alla natura morente, alla morte. La coscienza della natura deve trasformarsi in coscienza di sé.


Questa è la grandiosa, possente immagine dell’autunno che si avvicina: in quanto accade nel cosmo vediamo l’esortazione a trasformare la coscienza della natura in coscienza di sé. Ma occorre per questo la forza di superare con l’anima, con lo spirito, la natura animale che muore interiormente.


Così possiamo vedere come ci apparirebbe la lotta di Michele con il drago, se venisse dipinta secondo la concezione spirituale di oggi (la concezione antica lo fece sulla base di quanto sapeva): il volto formato dallo splendore dorato del Sole, lo sguardo benefico che osserva, la spada fiammeggiante, fusa e di nuovo forgiata dal ferro meteorico del cosmo; in basso il drago, flagello dell’umana natura, che appare quando l’estate è al culmine, il drago sulfureo rivelato dalla fiamma che si alimenta in sé, si forma e subito si spegne. Questo mutevole drago di natura sulfurea, tormento per l’uomo e avversario delle gerarchie superiori, è l’antitesi necessaria al combattente Michele che nella sua spiritualità domina il ferro meteorico.


A questa immagine l’uomo potrà accendere la forza spirituale-animica che lo renda capace di combattere il sulphur, utilizzando la volontà del ferro che scorre nel suo sangue, del ferro meteorico interno. Dobbiamo imparare a non lasciare che questo processo si svolga semplicemente nel subconscio per lo sviluppo della natura umana inferiore, dobbiamo imparare a porre il processo del ferro nel sangue al servizio dell’anima e dello spirito. E quel che Michele vuole in noi.


Quando oggi nei nostri gruppi parliamo di una festa di Michele, oltre a quelle di Pasqua, di Natale e di San Giovanni, non possiamo concepirla come celebrazione esteriore, dobbiamo collegarla a qualcosa di significativo. La festa di Michele deve collegarsi a un elemento significativo, a una grande, fondamentale esperienza umana, a quella forza interiore che l’uomo matura, sviluppando la coscienza di sé dalla coscienza della natura, grazie alla forza del suo pensiero, alla forza della sua volontà, per poter dominare il processo meteorico del ferro nel sangue, l’antagonista del processo di sulfurizzazione.


Rudolf Steiner 224 - San Michele, Festa dell'Autocoscienza

Stoccarda, 15 Ottobre 1923


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