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  • Immagine del redattoreGiorgio Tarditi Spagnoli

29 Settembre - Festa di Michael





Dornach, 22 novembre 1919


Siamo stati abituati, da civiltà vecchie di secoli e per effetto del riconoscimento della dualità, a parlare da un lato dell'anima e dall'altra del corpo; abbiamo smarrito il rapporto tra le rappresentazioni che ci sono trasmesse dall’elemento animico-spirituale e quelle che ci sono trasmesse dal corpo.

Lo spirituale che è dappertutto e il corporeo, che è nel contempo un elemento spirituale, si sono spezzati in due elementi distinti.



Si parla oggi dell'uomo come di una entità unitaria, indifferentemente che si parli del suo corpo o della sua anima; si parla dell'anima come di una entità unitaria, del corpo come di una entità unitaria. Tuttavia, abbiamo visto nelle nostre argomentazioni che nell'essere umano vige anzitutto la grande contrapposizione tra il capo e tutto il resto del corpo. Se ci si interroga sull'evoluzione dell'uomo, si deve farlo in maniera diversa per la formazione del capo e per la formazione del resto del corpo.



Se prendiamo in considerazione la formazione del capo umano (inteso in un primo tempo solo come elemento corporeo) in quanto esso contiene gli organi per la percezione sensoria o per l'attività di pensiero e di rappresentazione, dobbiamo guardare indietro, assai lontano nell'evoluzione cosmica dell'uomo. Dobbiamo quindi convenire che quanto trova oggi la sua espressione nella formazione del capo umano si è sviluppato e trasformato a poco a poco: si è evoluto durante la formazione dell'antico Saturno, durante la formazione dell'antico Sole e quella dell'antica Luna, e ha continuato la sua ulteriore evoluzione sulla Terra. Ma non fu così per la restante parte della corporeità umana.


Parlando in generale di una connessione dell'uomo con il mondo animale in rapporto all'evoluzione, si può dire solamente: ciò che vi è nel capo umano risale a una precedente formazione animale. Il capo umano è una figura animale trasformata, molto trasformata.

In condizioni fisiche del tutto diverse dalle attuali, in un'epoca in cui non esistevano gli animali, l'uomo ebbe una formazione animale. Gli animali si formarono più tardi in aggiunta all'uomo, e la parte nell'uomo che ebbe una forma animale è adesso il capo umano, la testa dell'uomo. Tutto quanto si aggiunse alla testa per formare il restante organismo umano, si è aggiunto contemporaneamente all'evoluzione degli animali, non ha quindi niente a che fare con una origine animale.

A questo punto dobbiamo tuttavia menzionare che la trasformazione dell'animalità del capo umano è avvenuta in quanto nel capo stesso è penetrata un'evoluzione recessiva. La vita pienamente attiva di stadi evolutivi precedenti è nel capo dell'uomo sulla via del morire, è in un corso involutivo rivolto all'indietro. Ho detto una volta: se noi uomini fossimo solo testa, non potremmo vivere, dovremmo sostanzialmente continuare a morire, perché la condizione organica del capo umano, per le sue forze stesse, non è un processo vitale ma un processo di morte. Tutto quanto è nel capo viene di continuo rivivificato dal resto dell'organismo umano. Che il capo partecipi alla vita generale dell'organismo, è dovuto alla vita del restante organismo. Se il capo dovesse affidarsi solamente alle forze per le quali è organizzato, alle forze di percezione sensoria e di rappresentazione, esso morirebbe di continuo.


Il capo ha sempre la tendenza a morire, deve essere continuamente rianimato. Non è un processo ascendente, un processo di vita commisurato alla crescita quello che, quando pensiamo e quando percepiamo, avviene nel nostro capo, nel nostro sistema nervoso in generale e nel suo collegamento con gli organi dei sensi; in tal caso potremmo solamente dormire, sprofondarci in un sonno profondo, e mai potremmo avere un chiaro pensiero. Il pensiero e la percezione sensoria possono prendervi posto solo per il fatto che la morte continua a passare nel nostro capo, che vi è in esso una continua involuzione, che i processi

La materia organica deve prima venir demolita e distrutta, e solo allora sorge dal processo di distruzione il processo di pensiero.


Queste cose sono intese oggi dall'umanità in modo da tentare di capirne la natura solo in maniera esteriore.

Dunque nel capo umano abbiamo a che fare con un'evoluzione partita dall'animalità, che è però già adesso in una fase involutiva, in un processo di demolizione. La parte restante dell'organismo umano si trova invece in evoluzione ascendente; di questa parte non si deve credere che non partecipi all'elemento spirituale-animico e alla sperimentazione che di essa fa l'uomo. Non solo il sangue viene spinto di continuo verso l'alto nel capo dal restante organismo, ma nel sangue stesso salgono continuamente le forme di pensiero animico-spirituali di cui è intessuto l'universo e anche il nostro organismo. Oggi l'uomo non percepisce ancora in condizioni normali queste forme di pensiero, ma è iniziato il tempo in cui egli deve cominciare a percepire le forme di pensiero che salgono dal proprio essere.

Se ora domandiamo per quali vie può avvicinarsi all'uomo la sapienza del divino reale, non possiamo indicare la via che passa per il capo, per la percezione sensoria e per il pensiero, ma possiamo solo indicare la via che passa per il nostro restante organismo

E infatti importante chiarire che attraverso il capo parlarono per prime all'uomo solo le entità luciferiche.

Possiamo dunque affermare che al capo dell'uomo fece seguito la creazione del restante organismo affinché a lui potessero parlare i suoi dei. Al principio della Bibbia non è detto: «E Dio mandò all'uomo il raggio di luce ed egli divenne un'anima vivente», bensì: «Dio soffiò nell'uomo il respiro vivente ed egli divenne un anima vivente».


* Si riconosce qui come giusto il fatto che l'impulso divino venne all'uomo attraverso una attività che non è quella del capo. Da questo si potrà anche capire che in principio l'impulso divino poteva venire all'uomo in una forma di chiaroveggenza inconscia, o tutt'al più attraverso la comprensione di quanto veniva dato mediante una chiaroveggenza inconscia. Se consideriamo nella Bibbia l'Antico Testamento, dobbiamo vederlo (lo sappiamo da considerazioni già fatte in altre occasioni) come il risultato di una chiaroveggenza inconscia; ne erano consapevoli coloro che cooperarono alla realizzazione di quel testo. è stato detto che i maestri dell'antico popolo ebraico erano sempre consci che il loro Dio non parlava loro direttamente né mediante percezioni dei sensi, né mediante il pensiero usuale, cioè valendosi della mediazione del capo, bensì attraverso sogni (e intendevano non sogni comuni, ma sogni impregnati di realtà); così Dio parlava loro in tali momenti di chiaroveggenza, come a Mosè dal roveto ardente e in altri simili casi. Quando poi veniva chiesto agli iniziati di quegli antichi tempi come essi pensavano che fosse giunta loro la chiamata divina, essi dicevano: a noi parla il Signore, il cui Nome è impronunciabile, ma Egli ci parla attraverso il suo Volto. Al volto del loro Dio essi davano il nome di Michele, la potenza spirituale che annoveriamo nella gerarchia degli Arcangeli. Essi sentivano il loro Dio come sconosciuto anche per quel che appariva al chiaroveggente. Ma quando questi si elevava attraverso l'intima costituzione della propria anima al suo Dio, allora Michele gli parlava. Questo avveniva però solo quando gli uomini si potevano trasferire in uno stato diverso da quello della coscienza comune, nello stato di coscienza di una certa chiaroveggenza, grazie alla quale entrava nella coscienza l'elemento che altrimenti vive e lavora nell'uomo tra l'addormentarsi e il risvegliarsi o anche nella volontà che rimane inconscia, che dorme anche quando di giorno si è desti.

Ecco perché nell'antica dottrina occulta ebraica si chiamava manifestazione della notte la manifestazione di Jahvè; attraverso la manifestazione di Michele si sentiva quella di Jahvè come manifestazione della notte. Se ci si rivolgeva unilateralmente verso la parte del mondo che si offriva alla percezione sensoria attraverso il pensiero umano raziocinante, si affermava che per tale via si accosta all'uomo un sapere che non contiene in sé il divino. Ma quando l'uomo si evolve da questo stato di coscienza a un altro, allora parla a lui il volto di Dio, Michele, e gli rivela i veri misteri che si connettono con l'essere dell'uomo, gli rivela l'elemento che costruisce un ponte tra l'uomo e le potenze non percepibili nel mondo sensibile esteriore, non pensabili con l'intelletto legato al cervello.


Nei tempi precedenti la venuta del Cristo, gli uomini vivevano in modo da poter volgere lo sguardo da una parte verso la conoscenza sensibile, che era la norma per le funzioni terrene, e dall'altra verso la conoscenza che essi avrebbero avuto (e non hanno mai avuto) nella coscienza comune, se questa avesse potuto rimanere desta durante il sonno, tra l'addormentarsi e il risvegliarsi. Si sapeva che l'uomo durante la veglia è contornato da entità spirituali; non quelle che lo hanno creato (così si pensava secondo l'Antico Testamento, nel tempo da cui esso proviene) ma le entità luciferiche.


Le entità che venivano sentite come divine e creatrici dell'umanità agivano sull'essere dell'uomo da quando questi si addormentava fino al risveglio, oppure agivano sulla parte dell'uomo che dorme anche durante la veglia diurna. Nel tempo da cui proviene l'Antico Testamento si chiamava dio Jahvè il reggente della notte, e si chiamava servo del reggente della notte il volto di Jahve: Michele. Si pensava a Michele quando si menzionavano le ispirazioni profetiche, mediante le quali si otteneva maggior comprensione di quanto non si potesse raggiungere con la conoscenza sensibile.

Quale coscienza sta dietro a tutto questo? Vi sta la coscienza che è germogliata dalla sfera di esistenza in cui operano le potenze che attorniano Jahvè, mentre la formazione del capo umano è circondata da entità luciferiche. Vi era un segreto che si conservava in tutti gli antichi templi e con il quale ci si avvicinava assai alla verità: nella misura in cui il capo umano ha sopravanzato l'organismo umano, l'uomo si è volto mediante il suo capo verso le entità luciferiche. Si sapeva in certo modo che tanto quanto il capo umano sporge dall'organismo, Lucifero sopravanza l'organismo umano stesso. La potenza che ha condotto il capo umano fuori dall'animalità verso la sua figura attuale è una potenza luciferica. E la potenza che l'uomo deve sentire come divina, deve ascendere nel capo umano dalla condizione notturna del restante organismo. Ecco quel che l'uomo poteva sapere nei tempi precristiani.

Poi intervenne il mistero del Golgota nell'evoluzione della Terra. Sappiamo già che il mistero del Golgota significa l'unione di un essere sopraterreno con l'evoluzione umana della Terra attraverso il corpo di Gesù di Nazareth, e che tale unione si è legata con l'entità terrena dell'uomo mediante la morte sul Golgota dell'entità che noi chiamiamo il Cristo.


Che cosa è avvenuto con questo nell'evoluzione della Terra?

Solo a partire da questo evento l'evoluzione della Terra ha avuto un significato proprio: la Terra non avrebbe avuto il suo vero significato se l'uomo si fosse evoluto su di essa con i propri sensi e con la ragione collegata al capo (la cui origine all'inizio fu luciferica), avendo percezione del mondo terreno esterno, della luce del Sole e delle stelle riversantesi sulla Terra, ma nella condizione di dover persistere nello stato di sonno per percepire l'elemento divino. In quel modo la Terra non avrebbe mai raggiunto il suo vero significato, perché è l'uomo desto che è legato alla Terra.

Per il fatto che l'entità del Cristo abitò un corpo umano e passò per la morte, per questo si ebbe nell'evoluzione terrena come una scossa. Tutto in essa ha acquistato un nuovo significato; per la prima volta vi si è configurata la possibilità che l'uomo diventi capace a poco a poco di riconoscere le potenze divine creatrici durante il giorno, durante la solita veglia, vale a dire nel comune stato di coscienza. Su questo domina oggi ancora l'errore, perché il tempo trascorso dopo il mistero del Golgota non è stato sufficiente a condurre l'uomo a vedere, nella veglia diurna, il mondo nel quale potevano guardare i profeti dell'Antico Testamento nei momenti che essi sentivano compenetrati dalle rivelazioni di Jahvè, il loro reggente della notte, e di Michele, il suo volto. Occorreva un'epoca di transizione.


Ma allo scadere del secolo diciannovesimo è iniziata l'epoca, segnalata anche dalla sapienza orientale da tutt'altro punto vista,* nella quale gli uomini dovranno riconoscere che si è compiuto qualcosa che prima non era, che ora la facoltà in loro latente è matura per il risveglio, la facoltà di vedere nella rivelazione diurna ciò che precedentemente era stato trasmesso da Michele solo nella rivelazione notturna.

Michele fu colui che si manifestava durante la notte e deve diventare nel nostro tempo colui che si manifesta durante il giorno. Da spirito notturno che era, Michele deve diventare spirito diurno. Per lui il mistero del Golgota significa la trasformazione da spirito notturno in spirito diurno.


Ma questa conoscenza, che dovrebbe farsi strada tra gli uomini più rapidamente di quanto non si creda oggi, doveva essere preceduta da un più grande errore, il più grande pensabile che sia stato possibile nell'evoluzione umana, per quanto lo si consideri ancor oggi da molti come una verità particolarmente importante e essenziale. È rimasta completamente celata all'umanità moderna l'origine del capo umano e la spiritualità luciferica congiunta ad esso. L'uomo venne considerato anche corporalmente come una unità; a chi chiedeva quale fosse la sua origine si rispose che l'uomo deriva dall'animalità, mentre in realtà solo la sua parte luciferica deriva dall'animalità. La parte invece attraverso la quale gli avevano parlato, nella condizione di sonno, i suoi creatori divini, nacque solo come aggiunta al capo umano (dopo che contemporaneamente erano nati gli animali.


Da dove può essere venuta la tendenza per cui l'uomo inventò la favola della propria derivazione dall'animalità, mentre il vero processo è quello che abbiamo ora presentato riguardo all'origine del capo e del restante organismo? che cosa ha suggerito all'uomo la favola che tutto l'uomo derivi dall'animalità?


Nel tempo intercorso tra il mistero del Golgota e oggi, nel quale si ebbe in un certo senso la preparazione alla comprensione del mistero stesso, in questo periodo nel quale decadde l'antica sapienza pagana (mediante la quale si volle inizialmente comprendere anche il cristianesimo) e nel quale la nuova conoscenza spirituale non era ancora del tutto matura, in questo periodo si insinuò gradualmente nell'evoluzione umana l'elemento arimanico. Siccome non si riconosceva l'elemento luciferico nel capo umano, non si poteva neppure riconoscere l'elemento arimanico, con il quale l'elemento divino sta in lotta nella restante parte dell'organizzazione umana. Così nacque la favola assolutamente arimanica che l'uomo abbia origine dagli animali.

Che l'uomo derivi dalla serie animale è un'ispirazione arimanica. Questa scienza ha un carattere arimanico puro.


Ecco come si insinuò nel la concezione umana l'opinione che il capo umano sia la parte più nobile e il resto gli si contrapponga nello stesso modo in cui si contrappongono bene e male, cielo e inferno, cioè una dualità invece di una triplicità. In realtà si sarebbe dovuto sapere che l'uomo deve sì alla saggezza del mondo ciò che può conquistare in esso grazie al suo capo, ma lo deve anche alla saggezza luciferica, e che tale saggezza luciferica solo a poco a poco deve venir compenetrata da altri elementi.


Dopo che l'evoluzione dell'umanità era passata attraverso gli stati di Saturno, Sole, Luna, e dopo che quello della Terra aveva avuto inizio, vi fu una potenza spirituale che inserì l'essenza luciferica nella formazione del capo umano, e tale potenza è quella di Michele. «E spinse giù sulla Terra gli spiriti a lui avversi»:* ciò vuol dire che l'uomo venne allora compenetrato nell'intelletto, nel suo capo, dalla caduta degli spiriti luciferici avversari di Michele.*

È proprio Michele che mandò i suoi avversari all'uomo, affinché questo, accogliendo tale elemento di opposizione, tale elemento luciferico, ottenesse il proprio intelletto. Poi entrò nell'evoluzione umana il mistero del Golgota.


L'epoca di preparazione è trascorsa. Michele stesso ha partecipato dai mondi soprasensibili alle conseguenze del mistero del Golgota. A partire dall'ultimo terzo del secolo diciannovesimo* egli ha una particolare posizione entro l'evoluzione dell'umanità. La prima cosa che deve avvenire a seguito di un giusto riconoscimento della posizione dell'uomo rispetto a Michele deve essere che si penetri in segreti come, per esempio, quello del capo umano rispetto al restante organismo, quello che oggi abbiamo cercato di definire.


Questi sono i segreti che l'umanità deve penetrare. Essa deve arrivare a confrontarsi coraggiosamente con la conoscenza che, afferrando nuovi segreti divini, potrà rendere migliore tutto quanto le deriva dal solo giudizio della testa, dalla sola sapienza o intelligenza terrena e umana. Come prima cosa deve venir corretto il grande errore che dovette precedere la conversione, l'errore consistente nell'interpretazione materialistica della teoria dell'evoluzione, dell'origine di tutto l'uomo intero dalla serie animale.

Questa è la sola via per giungere alla possibilità di comprendere che nell'uomo non va visto, da una parte, un puro elemento animico spirituale che si trova ad abitare in un corpo, e dall'altra un corpo privo di anima, bensì che occorre vedere l'elemento concreto spirituale che lavora nel capo umano, sia pure in maniera luciferica, l'elemento concreto divino che lavora su tutto l'uomo e che, entro l'organizzazione all'infuori del capo, trova veramente un avversario nella natura arimanica.


Parlando immaginativamente, possiamo indicare a ritroso come l'elemento luciferico sia stato incorporato nell'uomo per impulso di Michele. Attraverso quello che Michele è divenuto deve ora venir afferrato l'elemento arimanico. Per la scienza ufficiale l'uomo sta oggi di fronte alla nostra coscienza come se la verità consistesse solo in quel che conosciamo mediante l'anatomia, la fisiologia e così di seguito, oppure in quel che ci si presenta dell'uomo mediante l'osservazione sensoria. Dobbiamo invece divenir capaci di osservare l'uomo in modo che in ogni fibra scorgiamo il suo concreto essere spirituale, insieme al suo essere corporeo. Dobbiamo farci consapevoli del fatto che il sangue che scorre nell'uomo vivente non è solo quello che possiamo far gocciolare, bensì che esso è spiritualizzato in modo speciale. Dobbiamo imparare a conoscere lo spirito che pulsa attraverso il sangue.

Dobbiamo imparare a conoscere lo spirito che pulsa attraverso il sistema nervoso quando questi è in fase di morte, e così via. Dobbiamo vedere in tutte le singole estrinsecazioni di vita anche l'elemento spirituale.

Michele è lo spirito del vigore. Con il suo introdursi nell'evoluzione umana egli deve renderci capaci di non porre da un lato la spiritualità astratta e dall'altro la materialità che urtiamo e sezioniamo, senza avere il minimo sentore che in fondo essa è pure una forma di manifestazione dello spirito;


Michele ci deve permeare come una forza vigorosa che può guardare attraverso la materia, poiché in essa vede nel contempo la spiritualità, poiché nella materialità si vede dovunque lo spirito.

Si è indicato un antico grado di coscienza umana, quando si è detto: a quei tempi la Parola viveva in maniera spirituale, ma la Parola si fece carne e abitò tra di noi (così si esprime l'Evangelista). La Parola si è unita alla carne e la rivelazione di Michele l'ha preceduta. Sono tutti eventi della coscienza umana cui ivi si accenna. Deve ora iniziare il processo inverso, che consiste in un'aggiunta alle parole dell'Evangelista: nella nostra coscienza deve formarsi la forza di vedere come l'uomo accolga quel che dai mondi spirituali si è unito con la Terra mediante l'impulso del Cristo e deve legarsi all'umanità, affinché questa non perisca assieme alla Terra. Si deve vedere come l'uomo accolga lo spirito, non solo dentro al suo capo, ma in tutto se stesso, come egli si compenetri tutto di spirito. Per questo l'unico aiuto è l'impulso del Cristo. Ma un aiuto è pure l'interpretazione dell'impulso del Cristo mediante l'impulso di Michele. Allora alle parole dell'Evangelista può venir aggiunto: «E deve venire il tempo in cui la carne diventi di nuovo Parola e insegni ad abitare nel regno della Parola».

Non è un'aggiunta inventata da qualche autore posteriore la frase posta in chiusura del Vangelo,* la quale dice che molte cose sono state omesse: vi è accennato anche a quanto si può rivelare all'uomo solo a poco a poco. Comprende male i Vangeli chi li considera come se essi dovessero rimanere così come sono e non potessero venir ulteriormente indagati. Devono essere interpretati secondo la parola del Cristo Gesù, come ho sempre detto: «Io sono con voi fino alla fine dei tempi».* Ma ciò significa: non mi sono rivelato a voi solo nei giorni nei quali furono scritti i Vangeli; io vi parlerò sempre attraverso Michele, il mio spirito diurno, ogni qualvolta cercherete la via verso di me. Attraverso la continua rivelazione del Cristo potrete aggiungere ai Vangeli quello che non si può sapere dal Vangelo del primo millennio, ma meglio in quello del secondo millennio, cui potrà aggiungersi sempre del nuovo nei millenni seguenti.


Com'è vero che nel Vangelo è detto: «In principio era la Parola, e la Parola si è fatta carne ed ha abitato tra di noi», altrettanto è infatti vero che noi dobbiamo aggiungere alla rivelazione: " la carne dell'uomo deve di nuovo venir spiritualizzata, per divenir capace di abitare nel regno della Parola, per contemplare i misteri divini". L'incarnazione della Parola è la prima rivelazione di Michele, la spiritualizzazione della carne deve essere la sua seconda rivelazione.



– Rudolf Steiner in O.O.194, Seconda Conferenza de “La Missione di Michele”




Siamo entrati in questa atmosfera di Michael, ci stiamo avvicinando a quello che è il 29 settembre quando culminerà. Questa atmosfera si è andata preparando già dall'inizio della calura estiva. La massima calura estiva è quel periodo che veniva chiamato nell'antichità e anche oggi, anche se meno frequentemente, la canicola.

La canicola è legata a quel periodo in cui prevalgono le forze del calore esteriore, quindi quelle forze che portano l'uomo attraverso l’etere del calore a legarsi alla percezione fisico-sensibile. Questa percezione fisico-sensibile è un esteriorizzazione dell’ anima dell’uomo. Durante l’estate, tanto più passiamo quindi dal solstizio d’estate e arriviamo nel pieno della canicola, l’anima dell'uomo si trova ad essere esteriorizzata all'esterno della sua corporeità e trova la sua destinazione nelle ampiezze cosmiche. Durante l’estate l'anima dell'uomo si effonde nelle ampiezze cosmiche e così facendo, sostanzialmente reca in sé un processo di addormentamento e di sogno. Quindi quando noi, diciamo così, ci godiamo per esempio il calore, il sole, il mare.. noi stiamo lasciando che la nostra anima si effonda nel cosmo, si effondano le distanze cosmiche e l'autocoscienza divenga meno capace o addirittura del tutto incapace di afferrarsi dentro l'interiorità dell'uomo. Cosa che invece avverrà a partire dell’epoca di Michael, in particolare proprio dalla festa dell’Arcangelo Michael del 29 settembre e che è un processo che si approfondirà e diventerà sempre più potente fino a culminare con quello che è l’Avvento e le Notti Sante.


Quello che avviene è che l’uomo essenzialmente non riesce più a percepire la sua interiorità, percepisce il mondo dei sensi esteriori, si perde in quella che è la percezione della Maya, dell'illusione. È un processo naturale ma da un altro punto di vista, essendo l'uomo comunque nell’epoca dell’anima cosciente, avrebbe continuamente il compito di cercarsi spiritualmente nella fisicità, quindi sia nel corpo fisico che nel mondo fisico. Durante l’estate invece ha la tentazione di perdersi spiritualmente nel corpo fisico e nel mondo fisico. Questo processo è quello che gli antichi ritenevano essere collegato alla perdita della saggezza quindi quello che accadeva era che durante l'estate, l’uomo, divenendo più interessato al mondo fisico-sensibile, si perdesse nella natura e di conseguenza divenisse più ebbro, come se fosse in un certo senso quasi ubriaco.. ubriaco nei sensi, e quindi fondamentalmente perdere contatto con quella che è una saggezza della totalità di quello che è l'insieme tra il fisico, l’ animico e lo spirituale. Questa saggezza che poi è forzato a recuperare dopo l'estate, dopo il culmine del calore estivo, e il ritorno nell'autunno a quello che è appunto l'atmosfera autunnale poi ancora di più invernale, cioè costretto a rientrare dentro a se stesso. Questo processo nell'antichità era collegato per gli Egizi, all'elevazione eliaca di Sirio. Sirio, chiamata la stella del cane, e da qui il termine canicola. La stella del cane accompagnava per prima l’elevarsi del sole e il suo tramontare. Questa anticipazione del ciclo solare nella sua elevazione e successivamente nel suo tramonto era collegato alle esondazioni del Nilo. Quindi gli Egizi ritenevano Sirio sia portatrice di un calore, che loro percepivano come un fluido che si fondeva nell’astralità quindi in tutto quello che era il cosmo e giungeva nell’astralità della terra e che si aggiungeva la fluidità del Nilo facendolo esondare, come se fosse un troppo pieno, diciamo così, come se venisse aggiunta questa liquidità stellare alla liquidità del fiume Nilo. Il fiume Nilo esondava e portava terra fertile, del limo fertile, la terra nera del Nilo. Questo limo fertile era ricco di sostanze in decomposizione (per questo era nero) ed era estremamente sottile, quindi era qualche cosa che aveva in sé delle proprietà che poi diverranno nel gergo quelle proprietà alchemiche della materia prima e della possibilità di trasformarsi in forme di vita superiori. Questo limo nero del Nilo si spandeva sulle sponde del Nilo e poi veniva presa per essere portata nei campi e diventava il principale concime. Questo processo era un tutt’uno con quello che avveniva nel cosmo, quindi abbiamo parlato della canicola, abbiamo parlato dell’elevazione eliaca di Sirio, abbiamo parlato del divenire sempre più caldo. Nel momento in cui le forze massime del sole volgevano appunto al culmine quello che noi conosciamo come la fine di luglio quindi il 21 luglio con l'entrata nella regione del leone, delle forze solari nel giorno del leone. Questo momento veniva chiamato il Sol Leone, e ancora oggi lo chiamiamo così anche magari più genericamente, dove il massimo del fuoco diveniva un fuoco fisso, quindi raggiungeva sostanzialmente il massimo dei suoi valori, diventava quasi distruttivo. Ricordatevi per esempio nell'antichità il mezzogiorno, e quindi anche nel senso delle massime forze del Sole fisico, è considerato demoniaco, è il momento in cui la fisicità raggiunge il suo massimo. Per esempio, durante la giornata vi era un unico momento in cui le porte delle chiese venivano chiuse che era al Mezzogiorno in punto, e questo era perché chi era già dentro doveva rimanere dentro; chi era ancora fuori doveva cercare un riparo altro. Questo era dovuto al fatto, che viene appunto nella Bibbia per esempio citato, che durante il mezzogiorno si manifestavano i cosiddetti demoni del Mezzogiorno. I demoni del Mezzogiorno erano spiriti arimanici che facevano sì che l'uomo esteriorizzate per eccesso la sua percezione fisico-sensibile. Quindi a mezzogiorno e poi nell'anno del Sol Leone questa qualità della fisicità esteriore raggiunge il suo massimo ed è una fisicità tale e un legame tale tra l’etere del calore e la realtà fisico-sensibile tale che è come se bruciasse in un certo senso i sensi dell'uomo; è come se fosse talmente fisica che soverchiasse anche l'interiorità dell'uomo. Questo è un po' appunto quell’ ebbrezza che vi descrivevo prima: che se prima nella canicola in qualche modo va a crescere ma è ancora una sua umidità, quando giungiamo nella regione del Sol Leone diventa veramente un fuoco che brucia, che carbonizza. Questo processo ha poi un momento in cui ha una compensazione, ha delle forze di superamento, che è quello che si ha intorno al 10 agosto, la notte di San Lorenzo. In quella notte arrivano dunque come aiuto per il superamento di queste forze del fuoco, di questo fuoco del Sol Leone, di questa calura della canicola, di questo etere del calore che si lega alla fisicità la discesa del ferro cosmico dalla costellazione di Perseo, le così dette Perseidi. quelle che noi chiamiamo le stelle cadenti di San Lorenzo. Steiner ne parla appunto nelle quattro immaginazioni cosmiche e racconta di come questo ferro sidereo sia la fonte di quella spada micheliana che una volta formatasi permette di porre nella giusta sfera quella che è la tentazione arimanica, risalendo dalla sfera del fisico-sensibile che è stata talmente potente a questo punto che rischia di convincere anche il cuore dell'uomo che esista solamente la realtà fisico-sensibile, e quindi che l'autocoscienza dell'uomo sia destinata in qualche modo a perdersi in queste distanze cosmiche dove va dissolvendosi in un sonno, in un sogno cosmico.


Giorgio Tarditi Spagnoli in Prima parte della conferenza "Le forze di Michael e la Meditazione Immaginativa "

del percorso "Vivente Antroposofia"




Mantra di Michael

di Rudolf Steiner


Pensare:

O potenze spirituali dal Sole scaturite che illuminate e glorificate i mondi: il pensare divino vi ha destinato a formar di Michael la luminosa veste.


Lui, del Cristo il messaggero in voi rivela il sacro cosmico volere che gli uomini guida. Voi, luminosi esseri dei mondi eterici, portate agli uomini la parola del Cristo.


Così si presenta l’araldo del Cristo nelle anime assetate in attesa. Che la vostra parola di luce le possa illuminare,

nell’epoca cosmica dell’Uomo-Spirito.


Voi, i discepoli della conoscenza spirituale,

accogliete il saggio accennare di Michael,

accogliete la parola d’amore del cosmico volere

nelle mete supreme dell’anima vostra.


Sentire:

Dobbiamo sradicare dall'anima tutta la paura e il timore di ciò che il futuro può portare all'uomo.


Dobbiamo acquisire serenità in tutti i sentimenti e le sensazioni

rispetto al futuro.


Dobbiamo guardare in avanti con assoluta equanimità

verso tutto ciò che può venire, e dobbiamo pensare che tutto quello che verrà

ci sarà dato da una direzione del mondo

piena di sapienza.


E' questo che dobbiamo imparare in questa era:

a saper vivere in assoluta fiducia, senza alcuna sicurezza nell’esistenza; a saper vivere nella fiducia

nell’aiuto sempre presente del mondo spirituale.


In verità nulla avrà valore altrimenti.

Discipliniamo la nostra volontà e cerchiamo il risveglio interiore tutte le mattine e le sere.


Oh Michele, io mi raccomando alla tua guida con tutta la forza del cuore, così che questo giorno possa diventare l'immagine della tua volontà

di porre ordine nel destino.


Volere:

Michael! Prestami la tua spada Affinché io sia armato Per vincere il drago in me.

Riempimi della tua forza Affinché io sgomini Gli spiriti che vogliono paralizzarmi.

Agisci dentro di me Perché splenda la luce del mio Io

Così ch'io possa compiere Gesta degne di te, Michael!



Io

Spirito Santo dei nostri tempi, Michael!

Noi ti invochiamo nell’ora

in cui il fato si presenta a loro i tuoi figli, membri del Tuo Essere. Proteggi, benedici le loro fatiche, rafforza i loro cuori con coraggio, possano esser compiute le gesta che il Karma del Mondo necessita. Lascia che la Verità ne sia la protettrice,

trasforma il coraggio del servizio in umiltà, e il coraggio sia fortezza,

a vincere lo Spirito di Menzogna, possa il Cristo sorgere in loro!


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