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Destarsi all'elemento animico-spirituale del prossimo


Antroposofia, Lucifero, Arimane

Che cosa dunque forma nel culto un legame da uomo a uomo, per ricostruire una comunità con i singoli che sono stati atomizzati dall'intellettualismo e dalla logica, e con tutta certezza potrà farne una comunità? Questo manifestamente intendeva Rittelmeyer: qui si trova il mezzo per la formazione di comunità.


Ma poiché anche la Società Antroposofica ha intenzioni comunitarie, dovrà trovare il mezzo adatto a se stessa, se non vorrà incorrere in un certo pericolo che le deriva dal movimento per il rinnovamento religioso.


Ma qual è il segreto che nel culto produce comunità, culto che appunto è stato proposto a questo scopo al movimento per il rinnovamento religioso? Quel che si esprime nelle forme del culto, siano esse date nella cerimonia oppure nella parola, è un'immagine di esperienze reali; tuttavia non di esperienze vissute qui sulla Terra, bensì di reali esperienze del mondo che attraversiamo nell'esistenza preterrena, nella seconda parte del percorso tra morte e nuova nascita, di esperienze del mondo che viviamo dal momento della mezzanotte dell'esistenza umana tra morte e nuova nascita, fino alla discesa nella vita terrena. Nella regione che attraversiamo vi è il mondo, vi sono gli eventi, le essenzialità che trovano una reale immagine nelle vere e genuine forme di culto. 


Che cosa prova quindi chi partecipa al culto insieme agli altri con i quali è stato condotto dal karma a ritrovarsi? (Il karma infatti è così intricato che si deve presupporlo ovunque ci si ritrovi con altre persone). Sono ricordi comuni della vita preterrena, quelli che si sperimentano insieme e che emergono nelle profondità subconsce dell'anima. Prima di discendere sulla Terra siamo passati insieme per un mondo che è ora qui nel culto davanti alle nostre anime. È una potente unione, un reale riprendere non solo immagini, ma forze dal mondo soprasensibile in quello sensibile; un richiamo nel mondo sensibile dal mondo soprasensibile di forze che ci riguardano intimamente, che sono collegate con intimi substrati dell'anima umana. Il culto unisce perché in esso scendono dai mondi spirituali le forze dei mondi spirituali stessi, perché l'uomo ha davanti a sé nella sua vita terrena quel che è sopraterreno. Non lo ha in parole razionali, quelle che operano l'oblio del mondo spirituale anche nel fondo subconscio dell'anima, ma lo ha davanti a sé nell'immagine vivente, compenetrata di forza, che non è solo un simbolo, né un'immagine morta, e che è portatrice di forze poiché egli ha davanti a sé quel che è parte dell'ambiente spirituale dell'anima quando non è nel corpo terrestre. Una vasta, comune memoria mirante in alto allo spirito, ecco la forza formatrice di comunità del culto.


Di una tale forza ha bisogno anche la Società Antroposofica, affinché in essa possa sorgere l'impulso comunitario.


Ma di altro genere dev'essere l'impulso alla formazione di comunità nel movimento antroposofico, diverso da quello del movimento per il rinnovamento religioso, sebbene l'uno non escluda l'altro, ma possano anzi stare nella migliore armonia tra di loro, se il rapporto è giustamente compreso anche per il sentimento. Ma ci deve essere prima anche la comprensione di come un altro elemento formativo di comunità possa entrare nella vita umana. Dal culto ci irraggia incontro un ricordo trasposto nello spirito. Il culto parla più in profondo dell'intelletto umano, parla all'anima umana, poiché quest'ultima comprende in fondo il linguaggio dello spirito, sebbene per questa vita terrena tale linguaggio non entri direttamente nella coscienza. Per comprendere l'altro elemento che deve sostenere una funzione corrispondente nella Società Antroposofica, è prima di tutto necessario che non si badi solo al segreto del linguaggio e della memoria in rapporto all'essenza della formazione di comunità, ma che si badi anche a qualcos’altro nella vita umana. Prendiamo la condizione del sogno e confrontiamola con la vita pienamente desta del giorno.


Il mondo di sogno può essere bello, grandioso, ricco di immagini, molto significativo e molto indicativo, ma è un mondo che isola nella vita: nel mondo dei sogni noi siamo soli. Può esservi qualcuno che dorme e sogna, altri stanno attorno a lui, dormono oppure sono svegli, ma i loro mondi psichici nulla hanno a che fare con le esperienze della coscienza di sogno del primo. Dunque l'uomo si isola nel suo mondo di sogno, e ancor più nel suo mondo di sonno. Svegliandoci, viviamo in una certa vita di comunità: lo spazio in cui ci troviamo, in cui c'è un altro, la sensazione e la rappresentazione di quello spazio li abbiamo in comune. In una certa misura ci destiamo al nostro ambiente, alla stessa vita animica interiore alla quale anche l'altro si desta. Svegliandoci dall'isolamento del sogno, ci destiamo fino a un certo grado entro la comunità umana, semplicemente grazie al nostro rapporto di uomini col mondo esterno; e smettiamo di essere tanto decisamente imbozzolati e incapsulati in noi stessi quanto lo eravamo nel sogno, nonostante il nostro sogno fosse bello, grandioso, significativo e indicativo. Ma come ci destiamo? Ci destiamo al mondo esterno, alla luce, al suono, ai fenomeni di calore e a tutto il restante contenuto del mondo sensibile, e ci destiamo anche in sostanza (per lo meno nella vita di tutti i giorni) all'esteriorità degli altri, al loro lato naturale. Ci destiamo per la vita quotidiana al mondo della natura: esso ci sveglia, trasferendoci dal nostro isolamento a una certa vita comunitaria. Non ci destiamo ancora (ed è il segreto della vita di tutti i giorni) come uomini agli altri uomini, alla loro profonda interiorità; ci destiamo alla luce, al suono, ci destiamo forse al linguaggio che un altro ci rivolge in quanto fa parte del suo lato naturale, ci destiamo alle parole che egli pronuncia da dentro a fuori. Non ci destiamo a quel che avviene nelle profondità dell'anima dell'altro, ma all'elemento naturale. Nella vita di tutti i giorni non ci destiamo alla parte animico-spirituale del nostro prossimo.


Questo è un terzo modo di destarsi, o per lo meno una terza condizione della vita dell'anima. Dalla prima condizione ci svegliamo nella seconda per la chiamata della natura, dalla seconda ci destiamo nella terza condizione grazie all'elemento animico-spirituale del nostro prossimo. Ma dobbiamo prima avvertire questa chiamata. Proprio come ci si desta nella giusta maniera alla vita di tutti i giorni attraverso la natura esterna, così c'è un risveglio di grado superiore, quando ci destiamo all'elemento animico-spirituale del nostro prossimo, quando impariamo a sentire in noi l’animico-spirituale del prossimo, così come nel comune risveglio sentiamo nella vita dell'anima la luce e il suono. Possiamo vedere nell'isolata coscienza di sogno le più belle immagini, possiamo avere le più grandiose esperienze in tale coscienza isolata, ma in essa ad esempio non potremo leggere, salvo che in condizioni abnormi. Col mondo esterno non abbiamo questa relazione. Ebbene, possiamo accogliere tante belle idee dall'antroposofia, idee che annunciano un mondo spirituale, possiamo entrare teoricamente in tutto quanto ci può essere detto su corpo eterico, corpo astrale e così via, senza perciò comprendere ancora il mondo spirituale. Cominciamo a sviluppare la prima comprensione per il mondo spirituale solo destandoci all'elemento animico-spirituale degli altri uomini. Allora soltanto comincia la reale comprensione per l'antroposofia. Sicuro, dobbiamo iniziare da questa condizione per la reale comprensione dell'antroposofia: la si può chiamare il destarsi dell'uomo all’animico-spirituale dell’altro.


Si può generare la forza per questo risveglio, immettendo idealismo spirituale in una comunità umana. Oggi si parla molto di idealismo, ma nella nostra civiltà è qualcosa di abbastanza logoro, perché il vero idealismo si ha soltanto quando si può essere consapevoli che, come stabilendo una forma di culto si porta un mondo spirituale in quello terrestre, così si innalza allo spirituale-soprasensibile qualcosa che nell'elemento terreno si è visto e si è imparato a riconoscere e comprendere, elevandolo a ideale. Quando celebriamo il culto, portiamo nell'immagine permeata di forze l'elemento sopraterreno. Ci innalziamo con la nostra vita animica nel soprasensibile, vivendo spiritualmente e idealisticamente un'esperienza nel mondo fisico e imparando a sentirla come se fosse sperimentata nel soprasensibile, tanto da dirci: "quel che hai percepito nel mondo dei sensi diventa subito vivente, se lo elevi a ideale. Diventa vivente compenetrandolo nel giusto modo di sentimenti e di impulsi volitivi. Se riempi di luce volitiva tutta la tua interiorità, mettendoci entusiasmo, idealizzando la tua esperienza sensoria, percorri il cammino inverso di quando occulti il soprasensibile nelle forme del culto”.


In una piccola o in una grande comunità antroposofica, possiamo raggiungere in un certo senso quello che abbiamo caratterizzato; lo possiamo se siamo effettivamente in grado, mediante la forza vivente che poniamo nella formazione delle idee dello spirito, di sperimentare qualcosa capace di risvegliare, qualcosa che non idealizza solo l'esperienza sensibile, facendo dell'ideale un pensiero astratto, ma fa sì che l'ideale acquisti una vita superiore, in quanto ci immedesimiamo in esso, affinché diventi la controimmagine del culto, cioè il sensibile elevato al soprasensibile. 


Possiamo ottenerlo per via di sentimento, se ci diamo pena, ovunque si coltivi antroposofia, di compenetrare questa azione di sentimenti spiritualizzati, se siamo pronti a passare già con riverenza la porta del locale che, per quanto profano, sarà santificato dalle letture antroposofiche che vi si tengono in comune. Dobbiamo saper suscitare la sensazione che ciò avviene in ogni singolo che si unisca a noi nel comune accoglimento di vita antroposofica. Questo non lo dobbiamo portare solo a intimo convincimento astratto, ma a esperienza interiore; così nell'ambiente nel quale ci si occupa di antroposofia, non ci si troverà solo come un insieme di persone che accolgono quel che si dice o quel che si legge, per trasformarlo in pensieri propri, ma in modo che nell'accogliere idee antroposofiche sia presente un vero essere, spiritualmente reale. Come nelle forme di culto che si svolgono nel mondo sono presenti in modo sensibile le forze divine, così dobbiamo imparare a suscitare con le nostre anime, con i nostri cuori e mediante la nostra concezione animica, la presenza soprasensibile di una reale entità spirituale nell'ambiente in cui risuona la parola antroposofica; dobbiamo saper dirigere il nostro discorso, il nostro sentimento, il nostro pensiero, i nostri impulsi volitivi in senso spirituale, cioè non in un qualunque senso astratto, ma avendo la sensazione che ci guardi e ci ascolti un essere che si libra sopra di noi, spiritualmente presente. Dobbiamo sentire una presenza spirituale, una presenza soprasensibile che è qui perché ci occupiamo di antroposofia. Così ogni singola attività antroposofica comincia a divenire una realizzazione del soprasensibile stesso.


Rudolf Steiner O.O. 257 - Formazione di Comunità

Stoccarda, 27 Febbraio 1923


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Rosacroice, Via Iniziatica, Rudolf Steiner, Giorgio Tarditi Spagnoli

PERCORSO IN PRESENZA IN 3 WEEK-END

L'Uomo è uno Spirito, la Biografia umana quale manifestazione dell'Io


TROVI LA PRESENTAZIONE VIDEO QUI





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📍DOVE

Presso il Tempio di Buggiano, il nuovo centro dell'impulso

Pleroma Scuola Misteriosofica >> in Via Circonvallazione 75 a Borgo a Buggiano (PT) >> https://bit.ly/pleroma_tempio_location


📅 DATE

Sempre Sabato dalle 10 alle 18 e Domenica dalle 9 alle 13


20-21 Aprile

4-5 Maggio

1-2 Giugno


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RELATORI ED ESPERIENZE


🟡 Giorgio Tarditi Spagnoli


🟡 Gianbattista Bedolo


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DESCRIZIONE


L’uomo è uno spirito che fa un’esperienza umana, unica e irripetibile, che chiamiamo “biografia”. Tuttavia quando non siamo coscienti delle immense forze spirituali che agiscono nella vita, perdiamo il significato degli eventi. Il lavoro biografico ci aiuta a riconoscere le nostre potenzialità, a compiere scelte coscienti per la nostra evoluzione spirituale.

La biografia umana, quando compresa attraverso la scienza dello spirito antroposofica, diviene un rapporto diretto con un essere vivente nel quale l’Io dell’uomo intesse il suo destino e compie le sue libere scelte.


Questa comprensione della biografia è qui chiamato “lavoro biografico antroposofico” intesa come “la saggezza della vita” o “la vita con saggezza”. Rifacendosi all’interpretazione esoterica della parola “Antroposofia” come “coscienza dell’essere umani” allora giungiamo all’interpretazione esoterica del lavoro biografico come “la coscienza dell’essere vita”.


Il lavoro biografico in senso antroposofico rientra inoltre nel counseling antroposofico, l’ascolto attivo per mezzo della comprensione dell’individuo come corpo, anima e spirito, in connessione con la natura e l’anima e spirito del cosmo.

Il tutto è racchiuso in ciò che Rudolf Steiner definì come Psicosofia “la saggezza dell’anima” o “coscienza dell’essere anima”.


Il lavoro biografico antroposofico permette di comprendere dunque tanto la dimensione soggettiva che oggettiva della propria biografia, riconoscendone al contempo un valore individuale e universale, che collega gli eventi di vita tra passato e futuro, nello spazio, sempre passando per l’autocoscienza del presente. Il lavoro biografico consiste nell’ordinare gli eventi di vita in cicli di sette anni, in cui vengono individuati tanto i nessi tra causa ed effetto, quanto i nessi con i cicli astrologici e i processi archetipali del cosmo.


Programma

Il seminario si svolgerà in 3 weekend ognuno dedicato ad una triade di settenni:

1° Weekend: 20-21 Aprile

1°-2°-3° settennio, i settenni del corpo, dall’infanzia all’adolescenza.

2° Weekend: 4-5 Maggio

4°-5°-6° settennio, i settenni dell’anima, dalla giovinezza alla vita adulta.

3° Weekend: 1-2 Giugno

7°-8°-9°, i settenni dello spirito, dalla maturità all’anzianità.

Il seminario alterna conferenze sul tema della biografia umana, secondo la scienza dello spirito antroposofica, con specifici laboratori esperienziali condotti sugli stessi temi che sono stati portati prima in senso conoscitivo.

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COSTO

✅ 390 Euro - per tutti e tre i week-end

Non sarà possibile partecipare ad un singolo week-end.

Non sarà possibile partecipare alle sole conferenze in modalità online.

Viene da la possibilità di pagare a rate: 130 Euro a incontro


‼️ IMPORTANTE ‼️

Questo percorso seguirà le modalità di iscrizione previste dall'Associazione Pleroma >> https://www.pleroma.uno/associazione-pleroma


LINK PER ISCRIVERSI


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INFO E CONTATTI

+39 347 15 85 692



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