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L'Essenza della formazione Rosacrociana - Parte 2

7 ott
Tempo di lettura: 7 min


Gli ambiti di cui si tratta nella formazione rosacrociana sono i seguenti, e devono procedere di pari passo con lo sviluppo delle sei qualità già menzionate: controllo del pensiero, iniziativa nell'agire, equanimità, spregiudicatezza o positività, fede, equilibrio interiore.


La formazione stessa consiste in quanto segue:


1: Studio

Senza studio l'europeo attuale non arriva a conoscere da sé. Deve cercare di produrre dapprima in sé i pensieri dell'intera umanità. Deve imparare a pensare con il sistema cosmico. Deve dirsi: se altri hanno pensato questo, deve pur essere qualcosa di umano, e voglio provare a vedere come si vive con ciò. — Non occorre certo giurare su di esso come su un dogma, ma bisogna imparare a conoscerlo attraverso lo studio. Il discepolo deve imparare a conoscere l'evoluzione dei Soli e dei pianeti, della Terra e dell'umanità. Questi pensieri, che ci vengono tramandati per lo studio, purificano il nostro spirito. Lungo le rigorose linee di pensiero ci inerpichiamo fino a formare noi stessi pensieri rigorosamente logici.


Questo studio purifica a sua volta i nostri pensieri, così che impariamo a pensare in modo rigorosamente logico. Quando per esempio studiamo un libro molto difficile, non importa tanto comprenderne il contenuto, quanto entrare nei percorsi di pensiero dell'autore e imparare a pensare insieme a lui. Perciò non si deve neppure trovare un libro troppo difficile; ciò significherebbe soltanto che si è troppo pigri per pensare. I libri migliori sono proprio quelli che si devono studiare sempre di nuovo, che non si comprendono subito, che si devono meditare frase per frase. Nello studio non importa tanto il che cosa quanto il come. Attraverso le grandi verità, come per esempio le leggi planetarie, ci creiamo grandi linee di pensiero, e questo è l'essenziale. Anche in questo si nasconde molto egoismo, quando qualcuno dice: voglio avere più insegnamenti morali e non insegnamenti sui sistemi planetari.

La vera saggezza produce una vita morale.

2: Immaginazione (Conoscenza Immaginativa)

L'acquisizione della conoscenza immaginativa. Che cos'è e come la si raggiunge? Nel modo seguente si giunge ad essa: si percorre il mondo e lo si osserva rigorosamente secondo il principio goethiano «Tutto ciò che è transitorio è solo un simbolo». Goethe infatti era un rosacrociano, ed egli può introdurci nella vita dell'anima. Ogni cosa deve diventare un simbolo sotto molteplici aspetti. Supponiamo che io passi accanto a un colchico: per forma e per colore esso è, per me, un simbolo della tristezza. Un altro fiore, il convolvolo, è un simbolo del bisogno di aiuto; un fiore rosso che leva audacemente i propri petali verso l'alto può essere per me un segno di vivacità, e così via. Un animale dai colori vivaci può essere un simbolo della civetteria. Spesso nei nomi sono già espressi i simboli, per esempio salice piangente, nontiscordardimé e così via.

Quanto più si riflette in questo modo, facendo sì che le cose esteriori diventino simboli del morale, tanto più facilmente si può ascendere a questa conoscenza immaginativa.

Anche negli esseri umani si trovano tali simboli. Così si può per esempio studiare il temperamento di una persona dal suo modo di camminare. Osservate soltanto il passo strascicato e lento del malinconico, il passo fermo e deciso del collerico, il passo leggero del sanguinico, che poggia più sulle punte dei piedi. Dopo aver praticato ciò per un certo tempo, si passa agli esercizi per l'Immaginazione vera e propria. Si tiene per esempio davanti a sé una pianta naturale, la si osserva bene, ci si immerge completamente in essa, si trae fuori l'interiorità della propria anima e la si pone per così dire nella pianta, come è descritto nei miei saggi «Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?». Ciò fa emergere l'Immaginazione. Per tale via si giunge alla visione astrale. Si scorge allora di fatto, dopo qualche tempo, come dalla pianta emerga una piccola fiamma; è il significato astrale di ciò che cresce. Un altro esempio: si pone davanti a sé un seme e poi si vede in pensiero apparire l'intera pianta, come sarà nella realtà solo più tardi. Questi sono esercizi per l'Immaginazione, ai quali i rosacrociani dedicano molta attenzione.


3: Apprendimento della scrittura occulta (Conoscenza Ispirativa)

Esiste infatti una scrittura occulta attraverso la quale si può penetrare più in profondità nelle cose. Voglio farvi un esempio affinché vediate che cosa intendo propriamente: con il tramonto dell'antica Atlantide è iniziata una nuova cultura, quella paleoindiana. Il segno di un tale stadio evolutivo, in cui un'epoca culturale finisce e un'altra inizia, è il vortice. Tali vortici esistono anche in natura: le nebulose stellari, la nebulosa di Orione per esempio e così via. Anche lì un mondo perisce e uno nuovo emerge. All'inizio della cultura paleoindiana il Sole stava nel Cancro, al tempo della cultura persiana il Sole stava nei Gemelli, durante la cultura egizia nel Toro, durante la cultura greco-latina nell'Ariete. Poiché dunque il segno astronomico del Cancro è ♋, questo era anche il segno per l'inizio della cultura paleoindiana.


Un ulteriore esempio è la lettera M. Ogni lettera risale a un'origine occulta. Così la M è il segno della saggezza. Essa è sorta dalla formazione del labbro superiore ed è al tempo stesso il simbolo delle onde del mare; pertanto la saggezza viene simboleggiata attraverso l'acqua. Questi segni sono sempre richiami a cose significative. Numerosi segni di questo tipo vengono insegnati nella formazione rosacrociana.


4: Ritmizzazione della vita (Preparazione della Pietra Filosofale)

Passare dalla vita caotica alla vita ritmica. I bambini hanno il vantaggio di andare a scuola; nell'adulto manca purtroppo spesso l'orario. Si deve cercare di fissare determinate ore del giorno per la meditazione. La ritmizzazione del respiro non gioca un ruolo così grande come presso gli orientali, ma appartiene anch'essa alla formazione, e

il rosacrociano sa che già mediante il meditare si verifica il miglioramento dell'aria respirata.

5: Corrispondenza fra microcosmo e macrocosmo

È la connessione fra il grande e il piccolo mondo, ovvero fra l'uomo e il mondo esterno. Sapete che l'uomo è sorto gradualmente; le sue singole arti costitutive si sono formate nel corso dell'evoluzione. Sull'antico Sole l'uomo non aveva ancora un corpo astrale. Perciò certi organi non potevano ancora sorgere. Un tale organo è per esempio il fegato. In un essere che possiede solo un corpo eterico non esiste fegato, neppure in embrione. Certo il fegato non è possibile senza il corpo eterico, ma viene creato solo dal corpo astrale. Parimenti, un essere non può mai avere sangue caldo se non è sorto nel periodo in cui si formava l'Io. Certo gli animali superiori hanno anch'essi sangue caldo, ma essi si sono separati dall'uomo quando egli sviluppava l'Io. Così ogni organo del corpo umano, anche il più piccolo, appartiene a una delle sue arti costitutive. Il fegato corrisponde al corpo astrale, il sangue all'Io. E quando l'uomo rivolge ora la propria attenzione oggettivamente su se stesso, come su un oggetto, quando per esempio si concentra sul punto alla radice del naso e vi connette una parola determinata che il maestro occulto gli dà, egli viene condotto a ciò che corrisponde a quel punto e impara a conoscerlo. Così l'uomo che si concentra su quel punto sotto una guida determinata imparerà a conoscere la natura dell'Io.


Un altro esercizio, molto più avanzato, si rivolge all'interno dell'occhio; attraverso di esso si impara a conoscere la natura interiore della luce e del Sole. La natura dell'astrale la si impara a conoscere concentrandosi con determinate parole sul fegato. Questo è il giusto autosviluppo: quando mediante ogni organo su cui si rivolge l'attenzione si viene condotti fuori da se stessi. Questo metodo è divenuto particolarmente efficace in tempi recenti, giacché l'umanità è divenuta così materialistica.

In tal modo si giunge attraverso il materiale al creatore del materiale, alle forze creatrici che hanno plasmato questi organi.

6: Soffermarsi-Immergersi nel macrocosmo

È la stessa cosa che è stata descritta come Dhyanam, la contemplazione spirituale. Essa avviene nel modo seguente: ci si immerge nell'organo della contemplazione, per esempio nell'interno dell'occhio. Dopo essersi concentrati su di esso per un certo tempo, si lascia cadere la rappresentazione dell'organo esterno, così che si pensa ancora soltanto a ciò a cui l'occhio ha rimandato: alla luce. In tal modo si giunge al creatore dell'organo e fuori nel macrocosmo.

Si sente allora come il corpo diventi sempre più grande, grande come l'intera Terra, anzi cresca persino oltre la Terra, e tutte le cose sono in esso. L'uomo vive allora dentro a tutte le cose.

7: Beatitudine divina

Il settimo stato corrisponde al Samadhi orientale. Si lascia cadere l'ultima rappresentazione, ma si conserva la forza del pensiero. Il contenuto del pensiero cessa, ma l'attività del pensiero permane.

Per tale via si riposa nel mondo divino-spirituale.

Questi gradi della formazione rosacrociana sono più gradi interiori e richiedono una cura sottile della vita animica superiore. Nella nostra epoca materialistica la superficialità tanto diffusa è un forte ostacolo per la necessaria interiorizzazione dell'intera vita dell'anima; essa deve essere superata. Questa formazione è concepita su misura per l'europeo, richiede una certa energia animica, ma non è difficile. Chiunque può eseguirla, purché lo voglia seriamente. Ma anche qui vale la sentenza goethiana:

«Certo è facile, eppure il facile è difficile»

Rudolf Steiner

O.O. 95 - Alle porte della Scienza dello Spirito

Stoccarda, 4 settembre 1906



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TRATTO DAL CICLO DI CONFERENZE DI GIORGIO TARDITI SPAGNOLI



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