L'Essenza della formazione Rosacrociana - Parte 1
L'essenza della formazione rosacrociana può essere designata con le parole: vera conoscenza di sé. A tale scopo si devono distinguere due cose, e come discepolo rosacrociano non le si deve distinguere soltanto teoricamente, bensì anche praticamente, vale a dire immetterle nella vita pratica. Vi sono due tipi di conoscenza di sé. La conoscenza di sé inferiore, che il discepolo rosacrociano denomina autospeculazione: per mezzo di essa si deve superare il sé inferiore; e la conoscenza di sé superiore, nata dallo spogliamento di sé.
Che cos'è dunque la conoscenza di sé inferiore? È la conoscenza del nostro sé quotidiano, di ciò che già siamo, di ciò che portiamo in noi, come si dice, uno sguardo nella propria vita interiore. Ma ci si deve render chiaro che attraverso di essa non si può giungere al Sé superiore, poiché quando l'uomo guarda se stesso trova solo ciò che è; ma è proprio al di là di questo che deve crescere, per superare questo sé della vita ordinaria. Ma come? La maggior parte degli uomini è convinta che le proprie qualità siano le migliori in assoluto, e chi non le possiede è loro antipatico.
Chi è al di là di questa opinione, non solo nella teoria ma nel sentimento, è già sulla via di una vera conoscenza di sé. Si esce da questa autospeculazione attraverso un metodo particolare, che può sempre essere applicato quando si trovano cinque minuti di tempo. Si deve partire dalla seguente frase:
«Tutte le qualità che possiedi sono unilaterali; devi riconoscere in che cosa le tue qualità siano unilaterali e devi cercare di armonizzarle»
È una frase che non solo nella teoria, ma nella pratica è la più adatta. Chi è diligente deve esaminare se non lo sia nel posto sbagliato. Anche la sveltezza è unilaterale, devo integrarla con un'attenta ponderatezza. Ogni qualità ha il proprio polo opposto; questo bisogna acquisirlo e poi cercare di armonizzare le qualità contrarie, per esempio: affrettati con calma, essere svelti e tuttavia ponderati, ponderati e tuttavia non pigri. Allora si comincia a lavorare al di là di se stessi. Ciò non appartiene alla meditazione, lo si deve conquistare accanto ad essa.
Questo armonizzare consiste specialmente nell'attenzione ai piccoli tratti. Chi per esempio ha la qualità di non lasciar parlare gli altri fino in fondo, deve prestarvi attenzione con cura e proporsi per una volta, per sei settimane:
«Ora taci del tutto di fronte all'altro, per quanto possibile»
Poi ci si abitui a non parlare né troppo forte né troppo piano. Tali cose, a cui l'uomo di solito non pensa affatto, appartengono a questo intimo autosviluppo dell'interiorità, e quanto più insignificanti sono le qualità su cui ci si sofferma, tanto meglio è. Se si arriva perfino non soltanto ad acquisire determinate qualità morali, intellettuali o di sentimento, ma a togliersi qualche abitudine esteriore, ciò è particolarmente efficace. Si tratta non tanto di un'esplorazione dell'interiorità nel senso comune, quanto piuttosto di un perfezionamento delle qualità che non si sono ancora sufficientemente sviluppate e di un completamento di ciò che è presente mediante una qualità opposta.
La conoscenza di sé appartiene alle cose più difficili per l'uomo, e proprio coloro che credono di conoscersi meglio si ingannano con la massima facilità. Essi pensano troppo al proprio sé. Il continuo fissare se stessi e il continuo pronunciare la parola «Io»: io penso, io credo, io ritengo che sia giusto — questo bisognerebbe disimpararlo già nel modo di parlare. Soprattutto ci si deve disabituare all'idea che la propria opinione conti più di quella degli altri. Supponiamo per esempio che qualcuno sia una persona molto intelligente. Se ora porta la propria intelligenza in una compagnia di persone che si trovano a un livello molto più basso, essa è assai fuori luogo: egli la porta infatti solo per amor proprio. Dovrebbe invece agire a partire dallo spirito degli altri. Soprattutto gli agitatori violano molto facilmente questa regola.
A ciò deve aggiungersi per di più quello che in senso occulto si denomina pazienza. I più fra coloro che vogliono raggiungere qualcosa non sanno attendere, giacché credono di essere già maturi per ricevere tutto. Questa pazienza scaturisce da una rigorosa autoeducazione. Anche questo è connesso con la conoscenza di sé.
La conoscenza di sé superiore comincia solo quando iniziamo a dire:
«In ciò che è il nostro Io quotidiano non risiede affatto il nostro Sé superiore. In tutto il mondo esterno esso si trova, lassù presso le stelle, presso il Sole e la Luna, nella pietra, nell'animale: ovunque è la stessa entità che è in noi.»
Se qualcuno dice: voglio coltivare il mio Sé superiore e ritirarmi, non voglio sapere nulla di tutto ciò che è materiale — costui misconosce completamente che proprio il Sé è ovunque al di fuori e che il proprio Sé superiore è soltanto una piccola parte di quel grande Sé esteriore.
Certi metodi «spirituali» di guarigione commettono questo errore, che può diventare assai funesto; essi instillano nel malato la rappresentazione che non esista nulla di materiale, e quindi non esistano neppure malattie. Ciò si fonda su una falsa conoscenza di sé ed è, come già osservato, molto pericoloso. Mentre un tale metodo di guarigione si designa con un nome cristiano, esso è in realtà anticristiano.
Il cristianesimo è una concezione che in ogni cosa scorge una rivelazione del divino. In ogni cosa materiale abbiamo un'illusione se non la consideriamo un'espressione del divino. Se rinneghiamo il mondo esteriore, rinneghiamo il divino; se neghiamo la materia nella quale Dio si è rivelato, allora neghiamo Dio. Non si tratta di guardare dentro di sé, bensì dobbiamo cercare di riconoscere il grande Sé che brilla in noi. Il Sé inferiore dice: Io sto qui e ho freddo. — Il Sé superiore invece dice: Io sono anche il freddo, giacché vivo come l'unico Sé nel freddo e rendo me stesso freddo. — Il Sé inferiore dice: Io sono qui, sono nell'occhio che scorge il Sole. — Il Sé superiore invece dice: Io sono nel Sole e guardo nel raggio solare dentro ai tuoi occhi.
Uscire realmente da se stessi significa spogliarsi di sé. Pertanto la formazione rosacrociana mira a portare fuori dall'uomo il Sé inferiore. Nel movimento teosofico, all'inizio, è stato compiuto il peggiore degli errori dicendo: bisogna astrarsi dall'esteriore e guardare dentro di sé. — Questa è una grande illusione. Si trova soltanto il proprio Sé inferiore, il quarto principio, l'Io inferiore, che si illude di essere qualcosa di divino, ma che non è affatto divino. Occorre uscire da sé per riconoscere il divino.
«Conosci te stesso» significa al tempo stesso «supera te stesso»
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