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San Francesco, il Faggio e il Libro della Natura

1 minuto fa
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«Il discepolo Rosacroce dovrà leggere il mondo fuori da sé come un libro: è il Libro della Natura».

In questa immagine è racchiuso uno dei compiti essenziali della via rosicruciana: imparare a leggere il mondo. La natura non è soltanto ciò che circonda l'uomo, ma un testo vivente, composto di forme, esseri, ritmi e trasformazioni che attendono di essere riconosciuti. Steiner lo dice con un'immagine precisa: dobbiamo avere sempre più coscienza


«che il mondo è un libro che le gerarchie hanno scritto per noi affinché noi vi leggiamo» 

(O.O. 156, Leggere occulto e ascoltare occulto, Dornach, 6 ottobre 1914)


È questo il misterioso Libro M di cui parla la Fama Fraternitatis: il libro che Christian Rosenkreutz, durante il soggiorno a Damcar, tradusse in latino e portò con sé. La Confessio Fraternitatis ne amplia il significato ricordando che Dio ha impresso i propri caratteri non soltanto nella Scrittura, ma anche nel cielo, nella terra e nelle creature.


Il Libro M è dunque il Libro della Natura: sempre aperto davanti all'uomo, ma non per questo facile da leggere. Leggerlo significa anzitutto imparare a vedere, andando oltre ciò che crediamo già di conoscere. Come scrive Goethe:

«Qual è la cosa più difficile di tutte? Quella che ti sembra la più facile: vedere con gli occhi ciò che ti sta davanti agli occhi».

Imparare questo linguaggio appartiene anche al compito dell'Epoca di Michele: ricomporre il legame tra Uomo, Natura e Cosmo e ritrovare, nella conoscenza del mondo, una via verso il «Conosci te stesso» dei Misteri. Dopo che l'intelligenza è discesa fra gli uomini, afferma Steiner, «l'impulso di Michele consiste nel ricondurli a riaprire il grande libro della natura, a leggere nel "libro della natura"» (O.O. 237, Considerazioni esoteriche sui nessi karmici, vol. III, Dornach, 1° agosto 1924).


Un passaggio importante in questa lettura della natura si incontra in Paracelso. La stessa Fama Fraternitatis afferma che egli «lesse diligentemente il Libro M», e Steiner ricorda che Christian Rosenkreutz «nei suoi viaggi attraverso l'Oriente conobbe il libro M..., quel libro sulla base del quale, come ci viene raccontato molto misteriosamente, Paracelso, il grande medico e mistico medievale, avrebbe fondato il proprio sapere» (O.O. 55, conferenza Chi sono i Rosacroce?, Berlino, 14 marzo 1907). Nella concezione paracelsiana della segnatura delle cose, la natura manifesta infatti attraverso forme e caratteri esteriori qualcosa delle forze che operano al suo interno.


È da questa prospettiva che possiamo considerare il Faggio, al quale la tradizione attribuisce la segnatura di Saturno. Il riferimento assume un significato quanto mai particolare in questa occasione: Saturno è legato al sabato, e fu di sabato, il 3 ottobre 1226, che Francesco d'Assisi morì alla Porziuncola; ottocento anni dopo, l'anniversario cade di nuovo di sabato: sabato 3 ottobre 2026.



I caratteri di questa segnatura si offrono allo sguardo non appena si varca la soglia di una faggeta: la luce si attenua, i suoni si smorzano e i tronchi chiari si stagliano dritti verso l'alto, intrecciando le chiome fino a formare una volta solenne.


La fitta ombra prodotta dall'albero lascia pochissimo spazio ad altre piante e, proprio per questo, di primo acchito potremmo essere tentati di giudicarlo "egoista". Ma così non è, perché ciò che etichettiamo come egoismo è la pura manifestazione del suo essere. Il Faggio è un essere interamente raccolto intorno al proprio asse, che cresce lentamente, sviluppando un legno compatto e una corteccia liscia come pelle, che lo isola e lo protegge.


Questo gesto di contrazione e di concentrazione esprime l'archetipo saturnino e si riflette tanto nella verticalità dell'albero quanto nella struttura profonda del nostro destino, mostrandoci come il macrocosmo si rispecchi nel microcosmo umano. In noi questa medesima energia può imboccare due strade: tradursi in rigidità e giudizio, oppure evolvere in stabilità e protezione. Non a caso dal Faggio nasce Beech, il fiore di Bach per chi fatica a tollerare gli altri: un rimedio capace di compiere la trasmutazione ultima indicata dal Libro della Natura, convertire la rigidità del giudizio nella spaziosità della comprensione.



Grazie all'Antroposofia sappiamo inoltre che, quando parliamo di Saturno, come della Luna e degli altri pianeti, non ci riferiamo unicamente al corpo celeste, ma anche alla sua sfera. Al centro sta il Sole; sopra di lui si dispiegano le sfere dei pianeti soprasolari, Saturno, Giove e Marte, e, sotto, quelle dei sottosolari, Venere, Mercurio e Luna. Queste sfere agiscono sull'essere umano formando delle polarità specifiche: il processo di Saturno, in particolare, si muove in costante equilibrio con quello della Luna. Ogni processo planetario è infatti animato da due correnti: una incarnativa, dall'alto verso il basso, e una escarnativa, dal basso verso l'alto.


Nel primo movimento Saturno incarna lo Spirito facendolo morire nella materia: è un processo di morte, ed è lo stesso gesto che abbiamo visto nel Faggio, che si contrae, si appesantisce e si fa forma. Il secondo movimento è la resurrezione: l'Io ha la possibilità di compiere nel tempo il proprio karma, cioè la propria biografia.


Per questo Steiner descrive Saturno come la memoria del cosmo:

«Se dunque Saturno è il custode della memoria dell'universo, Giove è il pensatore dell'universo. Siamo debitori a Giove di quanto abbiamo del presente spirituale dell'universo, a Saturno del passato animico-spirituale»

(O.O. 228, Le individualità spirituali del sistema solare, Dornach, 27 luglio 1923)


Questo secondo movimento di Saturno ci riporta a un'immagine ancora più antica. Nella cosmologia antroposofica, prima di diventare la Terra che conosciamo, il nostro mondo è passato attraverso stadi precedenti: l'Antico Saturno, l'Antico Sole e l'Antica Luna. Sull'Antico Saturno, fra tutti gli elementi che oggi sperimentiamo, esisteva soltanto il calore; e quel primo calore nacque da un supremo atto di sacrificio, quello dei Troni, gli Spiriti della Volontà, che offrirono se stessi ai Cherubini.


Come ricorda Steiner, il mondo acquista la sua verità

«soltanto se sappiamo che dietro ad ogni processo di calore vi è un sacrificio»

(O.O. 132, L'evoluzione secondo verità, Berlino, 31 ottobre 1911)


Non si tratta di una rinuncia che nasce dalla debolezza: è «un'abnegazione che però non sorge in loro per un senso di inferiorità, ma per la coscienza di avere qualcosa che può essere sacrificato», l'offerta dei «Troni la cui sostanza è forza, è coraggio» (ivi). All'origine del mondo c'è dunque un coraggio che si fa dono, e quel dono genera il calore.


Il Faggio porta mirabilmente in sé tutto questo mistero. Il suo legno duro, pesante e compatto incarna il primo movimento saturnino: la vita che si condensa e si fa forma irrigidita. Ma quel medesimo legno è tra i migliori da ardere, e nel fuoco restituisce un calore intenso insieme a una brace che dura a lungo. Questo è il secondo movimento: la materia che si sacrifica per liberare il calore che custodiva.


La polarità tra correnti incarnative ed escarnative si riflette inversamente nella Luna, che presenta anch'essa due volti speculari. La sua forza incarnativa agisce attraverso la corrente ereditaria, l'eterna ripetizione dell'uguale; quella escarnativa attenua e contiene questi processi ripetitivi attraverso la differenziazione, come avviene a livello cellulare.

Mentre la Luna inserisce l'uomo nella corrente ereditaria del passato, Saturno fa sì che nel tempo ci si possa individualizzare. Grazie alla forza di resurrezione di Saturno, capace di superare la morte, l'essere umano può vivere in senso biografico, portando a compimento nel tempo il proprio karma.


Non stupisce allora che nei Tarocchi Saturno sia legato all'Eremita: il maestro di se stesso, che vive la propria vita in senso biografico, specchio di quel Christian Rosenkreutz da cui siamo partiti e che ha aperto la strada a questo stesso sentiero interiore.



Questa polarità attraversa l'intera esistenza umana, scandita dai settenni. La Luna governa il primo settennio, legato alle forze esteriori dell'accudimento e della madre, mentre dentro di noi si sviluppano lo scheletro e il corpo fisico, che appartengono a Saturno. Nel nono e ultimo settennio ritroviamo Saturno: è il tempo in cui la "carne" del primo settennio si spiritualizza e si supera, per dare forma a una vera comunità di spirito.


Questo superamento e questa chiamata all'interiorizzazione si riflettono fedelmente nel ritmo macrocosmico delle stagioni. L'autunno ci chiede proprio questo passaggio: la natura fuori di noi si ritira, la luce cala, e ciò che d'estate trovavamo all'esterno dobbiamo imparare a ritrovarlo dentro. È in questo scenario di contrazione che, a fine settembre, si celebra San Michele, colui che vinse il drago. E Steiner ricorda che quel drago non abita soltanto fuori di noi: ancora nel Settecento si cercava di combattere in sé, con l'ausilio della forza di Michele, «il drago esistente nel proprio elemento animale», e l'immagine interiore dell'uomo mostrava

«nella parte animale inferiore il drago che si contorce e si avvinghia su fino al cuore»

(O.O. 223, Il corso dell'anno come respiro della Terra, Vienna, 27 settembre 1923)


Per vincere questa battaglia interiore occorre una virtù prettamente micheliana: il coraggio. La parola stessa viene da cor, cuore. Il coraggio non è l'assenza di paura: è la forza del cuore che ci fa agire anche quando abbiamo paura. Quel medesimo coraggio dei Troni che all'origine del mondo si fece calore primordiale sull'Antico Saturno deve ora diventare il nostro calore e il nostro coraggio quotidiano: è la forza di Michele. Ed è precisamente questo l'impulso che Francesco d'Assisi ha incarnato e vissuto in modo esemplare lungo tutta la sua biografia.


Francesco, cresciuto nell'agio, sogna da giovane la gloria delle armi; eppure l'erede di Pietro di Bernardone si ritrova a spogliarsi di tutto dinanzi a una città intera. È il 1206 quando, sulla piazza di Assisi, restituisce al padre ogni veste, il denaro, la bottega e un destino già scritto. Supera così la corrente ereditaria della Luna e da quel giorno sposa la povertà.


Francesco instaura un rapporto privilegiato e profondo con la Natura, che cessa di essere un semplice sfondo per diventare un testo sacro da contemplare. Egli legge e incarna appieno il Libro M, decifrando la segnatura di ogni creatura e riconoscendo in ciascuna di esse un Fratello o una Sorella. Non vi è più separazione tra l'Uomo e il Creato: la Natura viene compresa dall'interno, nei suoi ritmi e nelle sue forze spirituali. Attraverso questo cammino di devozione Francesco si sacrifica interamente, rinunciando alla propria volontà egoica per metterla incondizionatamente al servizio dell'Amore. Steiner vede in lui una delle personalità che portavano intessuta nel proprio corpo astrale «una copia del corpo astrale di Gesù di Nazareth»: «Conoscendo questo segreto della vita di Francesco d'Assisi possiamo capire la perfetta umiltà dei suoi sentimenti, la vasta profondità della sua mistica, la spiritualità che anima tutta la sua vita psichica» (O.O. 109, Economia spirituale e reincarnazione, Malsch, 6 aprile 1909).


L'antico coraggio del guerriero si interiorizza e si trasmuta in forza cristica: la spada viene capovolta e, con la punta a terra e l'elsa al cielo, diventa una vera croce. È il gesto di Michele, con la spada rivolta sul drago.


Questo processo di trasformazione trova un'immagine particolarmente forte nell'episodio del lupo di Gubbio. Nella lettura esoterica il lupo rappresenta l'Ombra, il doppio dell'essere umano: quelle forze istintive e predatorie che non possono essere semplicemente eliminate, ma devono essere riconosciute e trasformate. Francesco non uccide il lupo: lo ammansisce.


È lo stesso movimento che abbiamo incontrato nel Faggio, dove ciò che inizialmente appare come chiusura o rigidità può essere trasformato in protezione, stabilità e comprensione.


A Gubbio si lega, in questa stessa interpretazione, anche il significato della Tau. La Tau è il maglietto del Maestro Architetto, il segno di colui che è capace di dirigere l'opera di edificazione del Tempio. Francesco, chiamato in principio a "riparare la Chiesa", passa dalla costruzione materiale a un'opera sempre più interiore: edificare il Tempio significa anche edificare l'essere umano. La Tau diventa quindi il simbolo di una forza costruttrice capace di trasformare e ordinare ciò che prima era ancora grezzo.


Nel 1224 Francesco sale alla Verna, un monte coperto ancora oggi da una foresta di faggi, dove riceve le stigmate.

L'anno dopo compone il Cantico delle Creature, dove anche il fuoco è un fratello, «bello et iocundo et robustoso et forte», come il calore custodito nel legno del Faggio. Negli ultimi giorni vi aggiunge la lode per «sora nostra Morte corporale»: la morte non è più una nemica ma una sorella, perché a chi vive nella volontà di Dio, dice il Cantico, «la morte secunda no 'l farrà male». È il secondo movimento di Saturno, la resurrezione.


Francesco muore al tramonto di sabato 3 ottobre 1226, ottocento anni fa: nel giorno di Saturno, pochi giorni dopo San Michele, offrendo la propria esistenza come un puro dono di calore spirituale.


Samuele Celeri




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