Come in alto, così in basso: La corrispondenza fra cosmo, natura e uomo alla luce della Scienza dello Spirito

«Dobbiamo imparare a concepire l'uomo come un geroglifico dell'universo. […] Lo dobbiamo apprendere partendo dall'uomo. Allora lo troveremo anche nell'universo.»
Rudolf Steiner, O.O. 201, prima conferenza, Dornach, 9 aprile 1920
La formula «come in alto, così in basso» appartiene alla Tavola Smeraldina (vedi testo completo in calce), il breve scritto attribuito a Ermete Trismegisto che le scuole di sapienza egizie, caldee e neoplatoniche tennero per secoli al centro del proprio insegnamento. Chi la incontra oggi tende a leggerla come un'immagine suggestiva: il cielo che si specchia nella terra, il grande che si ripete nel piccolo. Nel ciclo di conferenze tenuto a Vienna nel marzo del 1910 e pubblicato sotto il titolo «Macrocosmo e microcosmo», Rudolf Steiner la trattò diversamente, come la traccia di una conoscenza che era stata reale e che si era poi raffreddata in formula.
Secondo la Scienza dello Spirito, l'umanità di epoche remote disponeva infatti di una percezione delle realtà spirituali che le era data senza che dovesse conquistarla: una chiaroveggenza istintiva, affine per qualità allo stato di sogno, nella quale l'uomo non distingueva ancora sé stesso da ciò che gli si mostrava. Quella condizione si è spenta, e si è spenta per una ragione precisa: solo indebolendosi ha lasciato sorgere la coscienza di sé, l'Io desto che pensa per conto proprio e che decide. Tornare indietro verso di essa significherebbe disfare il lavoro di millenni. La via che Steiner indica muove nella direzione contraria: riconquistare quella visione a partire dal pensiero desto, esercitandolo e disciplinandolo fino a farne uno strumento di conoscenza non meno rigoroso di quello con cui lo scienziato indaga i fenomeni fisici, applicato però a uno stadio più sottile dell'esistenza.
Il livello più immediato delle corrispondenze è quello delle forme. La spirale di una galassia e il guscio del nautilo obbediscono alla stessa proporzione; la ramificazione dei bronchi ripete quella di un delta fluviale o di una chioma d'albero; il respiro e le maree si misurano con la stessa unità di ritmo. Osservazioni di questo genere non sono prive di valore, e Goethe, studiando la metamorfosi delle piante, ne aveva già colto la portata: la natura non replica un modello per caso, lavora per principi formativi che ritornano a ogni scala. Prese da sole, però, queste somiglianze non spiegano perché l'uomo debba essere un compendio del mondo. Descrivono un'aria di famiglia; l'appartenenza è un'altra cosa.
È qui che la Scienza dello Spirito interviene con un'affermazione di ordine diverso. L'uomo non assomiglia ai tre regni della natura: li porta in sé. Nella quinta conferenza del ciclo viennese Steiner lo espone senza ricorrere ad alcuna immagine:
«Quando noi oggi guardiamo fuori nel mondo, ci si fanno incontro tre regni della natura: il regno animale, quello vegetale e quello minerale. In fondo, abbiamo tutti questi tre regni in noi. Abbiamo in noi il regno animale per il fatto di avere un corpo astrale che compenetra con forza il nostro corpo esteriore, il regno vegetale perché abbiamo un corpo eterico o vitale che fa qualcosa di simile, e il regno minerale per il fatto che congiungiamo con noi le sostanze che appartengono a quel regno, le assimiliamo e le facciamo passare attraverso di noi.»
O.O. 119, quinta conferenza, Vienna, 25 marzo 1910
L'affermazione è verificabile punto per punto, e conviene seguirla con calma. Il corpo fisico è fatto delle stesse sostanze e sottoposto alle stesse leggi del regno minerale, ed è ciò che alla morte al minerale ritorna. Ma finché l'uomo vive, quelle sostanze non si comportano come si comporterebbero fuori di lui: non si depositano, non cristallizzano, non seguono la propria inclinazione chimica. Qualcosa le tiene in una forma che non è la loro. Quel qualcosa è il corpo eterico, che l'uomo condivide con il mondo vegetale, e che nella «Scienza occulta» Steiner descrive come «una specie di architetto» del corpo fisico:
«L'uomo ha in comune con il mondo vegetale il corpo eterico, come quello fisico col minerale. Tutto ciò che vive ha un corpo eterico.»
O.O. 13, «La scienza occulta nelle sue linee generali», cap. II
Al di sopra delle forze vitali sta il corpo astrale, comune agli animali, sede della sensazione e dell'impulso, di ciò che in un essere vivente si desta come piacere, dolore, desiderio. E al di sopra di esso l'Io, che appartiene all'uomo in proprio: è ciò per cui egli può dire «io» a sé stesso, e nessun altro essere della Terra lo possiede. Ciascuno dei primi tre arti è dunque condiviso con un intero regno, e in questo senso l'uomo è alla lettera un compendio: in lui si trovano riuniti i modi di esistenza che nel mondo esterno appaiono separati e distribuiti fra il sasso, la pianta e l'animale. «L'uomo è infatti un vero microcosmo nel macrocosmo», dirà Steiner dieci anni dopo a Dornach. La corrispondenza, a questo punto, non è più un'immagine: è un fatto di costituzione.
Da essa discende una conseguenza che riguarda la forma stessa del corpo. Nel ciclo del 1920 dedicato alle corrispondenze fra microcosmo e macrocosmo, Steiner osserva che nell'organismo umano la posizione di un organo non è un dato accessorio, ma determina ciò che quell'organo è: «L'occhio è tale soltanto perché si situa al di sopra di questa linea; lo stomaco è stomaco soltanto perché si trova al di sotto della stessa linea. La loro intima natura è condizionata dalla loro posizione». Il sopra e il sotto, la destra e la sinistra, il davanti e il dietro non sono direzioni indifferenti dello spazio geometrico: sono qualità, e l'organismo le realizza. Il capo, che porta il sistema dei nervi e dei sensi, è quieto e raccolto in sé come il cielo stellato, e in entrambi le cose si presentano come immagine. Il sistema ritmico del cuore e dei polmoni tiene viva dentro l'organismo la pulsazione del giorno e della notte, delle stagioni, delle maree. Gli arti e il ricambio, legati alla terra e al lavoro che su di essa si compie, sono la sede della volontà. Pensare, sentire e volere cessano allora di essere funzioni psicologiche sospese nel vuoto: hanno una sede corporea, e attraverso quella sede un corrispettivo nel mondo. È il motivo per cui l'edizione italiana di quel ciclo porta in sottotitolo «L'uomo, un geroglifico dell'universo». Un geroglifico si legge; non si ammira.
Anche la composizione materiale del corpo si lascia leggere in questa luce. Il carbonio, l'ossigeno, il ferro, il calcio che lo costituiscono si sono formati in processi stellari di gran lunga anteriori all'esistenza della Terra. L'immagine dell'uomo fatto di polvere di stelle viene ripetuta di solito in chiave materialistica, come prova che la coscienza sarebbe un prodotto tardivo e accidentale della materia. La Scienza dello Spirito legge lo stesso dato nella direzione inversa: la sostanza fisica è spirito che si è condensato in forma, e l'uomo, discendendo nella materia, vi ritrova le tracce del proprio passato. Non si sale dalla materia allo spirito; si scende dallo spirito alla materia, e la si incontra lungo la via.
Resta da dire che cosa comporti tutto questo per chi lo riconosca. Nel primo dei cicli dedicati ai nessi karmici, tenuto a Dornach nel febbraio del 1924, Steiner apre il discorso sul destino umano con una premessa metodica:
«Il karma può soltanto venir compreso se si cerca anzitutto di conoscere come si esplicano le leggi dell'universo.»
O.O. 235, prima conferenza, Dornach, 16 febbraio 1924
Il destino individuale, cioè, non si comprende guardando il solo individuo, allo stesso modo in cui la posizione di un organo non si comprende misurandone la distanza da una linea. Va compreso a partire dalle leggi del tutto in cui l'individuo è inserito. E se nell'uomo agiscono le medesime leggi che reggono il grande mondo, il lavoro che egli compie sulla propria interiorità smette di essere un fatto privato. Un pensiero reso più esatto non resta chiuso nella testa di chi lo pensa: è una modificazione che accade dentro il cosmo. La stessa cosa vale per un sentimento educato e per un impulso di volontà sottratto all'arbitrio.
La Tavola Smeraldina si chiude dichiarando che chi la scrisse possedeva le tre parti della sapienza dell'intero universo. La Scienza dello Spirito non domanda di prestarvi fede, e non promette scorciatoie. Domanda di verificare, per la via che è oggi possibile all'uomo: l'osservazione esatta dei fenomeni della natura da un lato, l'educazione altrettanto esatta degli organi di conoscenza dell'anima dall'altro. Di questa seconda via Steiner ha indicato il primo passo in una regola che chiunque può mettere alla prova:
«Procurati momenti di calma interiore e in tali momenti impara a distinguere l'essenziale dal non essenziale.»
O.O. 10, «L'iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?»
Il resto è lavoro di anni...
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TESTO COMPLETO "TAVOLA SMERALDINA"
È vero, senza menzogna, certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso,
per compiere i miracoli di una cosa sola.
E come tutte le cose furono e vennero dall’Uno, per la mediazione dell’Uno,
così tutte le cose nacquero da questa unica cosa mediante adattamento.
Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre; il Vento l’ha portata nel suo ventre,
la Terra è la sua nutrice.
Il padre di ogni perfezione di tutto il mondo è qui.
La sua forza o potenza è intera, se viene convertita in terra.
Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente e con grande ingegno.
Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende sulla Terra,
e riceve la forza delle cose superiori e inferiori.
In questo modo avrai la gloria di tutto il mondo;
perciò ogni oscurità fuggirà da te.
Questa è la forza forte di ogni forza,
perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.
Così fu creato il mondo.
Da ciò deriveranno mirabili adattamenti, il cui modo è qui indicato.
Per questo sono chiamato Ermete Trismegisto,
poiché possiedo le tre parti della filosofia di tutto il mondo.
È compiuto ciò che ho detto sull’operazione del Sole.
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CONDOTTO ANCHE DA IDA VANA
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