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Biografia Impulso: 2) Il seme della rinascita

Crediamo sia giunto il tempo di fare un lavoro di natura biografica rispetto alle vicende dell’impulso, ed in alcuni casi dei singoli partecipanti o collaboratori. Trovate tutti gli articoli inerenti cliccando qui.

Conobbi Giorgio durante le Notti Sante del 2019, o per meglio dire gli scrissi su Facebook per avere un chiarimento sulla differenza tra le indicazioni di Prokofiev e Hahn (quesito amletico di molti che si incamminano sulla Via dell’Antroposofia).


Fu molto gentile e mi chiarì alcuni aspetti, ma cercai di non fargli troppe domande, perché come sempre volevo sperimentarmi nel processo per poi approfondirlo. Trascorsi quindi le restanti giornate e notti a leggere diversi libri nella mia stanzetta di una casa di montagna che prendemmo in affitto con la mia famiglia per quell’anno. Sembrava quasi una celletta di un prete (non scherzo) ma avevo una bella finestra che dava sul panorama innevato, quindi sembrava enorme. Ogni volta che alzavo lo sguardo mi perdevo, o trovavo, per qualche attimo in quel bianco e vedevo dilaniarsi davanti ai miei occhi la gioia che stavo provando per tali scoperte. Non so se è mai capitato anche a voi, ma c’è un momento di particolare commozione che arriva di tanto in tanto durante lo studio dei libri di Steiner. Come se quello che si legge è già dentro e con quelle parole torna a galla. A volte è stato così emozionante che sono scese le lacrime, davvero. 


Feci tanti sogni in quelle notti, cercai di essere preciso e meticoloso, sia nella pratica giornaliera delle meditazioni, che nella retrospettiva o nello studio. Mi ero dato proprio degli orari da dedicare a ciascuna attività e cercavo di rispettarli il più possibile. Questo già stava accadendo prima delle Notti Sante, ma in quel momento sentivo come un dovere morale nei confronti di quel periodo. Durante una meditazione, senza sapere come, mi sono accovacciato e mi sentivo un seme. Stare in quella posizione faceva particolarmente male alle ginocchia e alle caviglie, ma deciso che ci sarei rimasto fino a superare il dolore. Mi sono detto interiormente che quello era il dolore che provava un seme nell’essere rinchiuso nel suo involucro prima di germogliare, e se poteva riuscirci un seme potevo riuscirci anche io. Ad un certo punto il dolore era scomparso, vedevo solo il mio corpo che quasi galleggiava sul pavimento. Mi sentii speciale, so che non ha molto senso, ma quella sensazione mi fece avvicinare alla natura intera, che proprio in quel periodo era in un sonno profondo. Mi sono sentito come un sostituto del seme, qualsiasi seme, e mi convincevo che riuscirci sarebbe servito alla natura intera per superare l’inverno, e se dovevo morire con essa, allora avrei dovuto farlo. Ma appunto il dolore fu superato, e dopo qualche minuto iniziai a sentire una corrente che protendeva verso l’alto: il seme stava germogliando. Fui quindi respirato da un trasalimento tale che le lacrime erano come rugiada e la spina dorsale si fece sempre più dritta. Quando uscii dalla posizione accovacciato sentii un senso di liberazione tale che mi sembrava di aver superato una condizione esistenziale che mi attanagliava da tempo. Aprii gli occhi e vedevo quel bianco, ero giusto all’altezza della finestra col volto, e vedevo il sole che cercava di rintanarsi dietro le montagne, gli feci come un saluto per dire “ci vediamo presto”, io resto, tu va pure. Mi assunsi come una responsabilità verso il mondo. Quando finalmente ero in piedi dopo diverso tempo (fu un processo molto lento) sentivo il corpo così forte, vigoroso, che alzando le braccia a formare una stella a cinque punte mi sentivo enorme. Ero felicissimo, ed al contempo tristissimo, perché mi chiedevo se fosse tutto vero o solo un’illusione. 


Credo non sia facile per nessuno il risveglio spirituale, perché significa fare i conti con le proprie paure, senza nessuno intorno. Senza giudici o maestri. Si è soli ed al contempo col tutto. È una metamorfosi in piena regola, come rompere la pupa e diventare farfalla. Ma volli crederci, volli darmi quella possibilità, pur sapendo che non ne avrei potuto parlare con nessuno in quel momento, per condividere e chiedere consiglio. 


Ripresi poi i miei giorni fini al termine della vacanza, fra stati d’animo ballerini e momenti di gioia estrema. Era un periodo difficile a livello personale, non sto ad annoiarvi con questo, ma ero pronto al nuovo tanto quanto disperato per aver lasciato il “vecchio” (uso questo termine solo in contrapposizione a “nuovo”). 


C’è poco da fare… se si vuole avanzare nel cammino esoterico bisogna essere pronti a sacrificarsi, a sacrificare. Non credo però di essere ancora lucido su cosa possa significare realmente, credo di avere ancora tanta strada da percorrere prima di cogliere il vero senso di questa parola, di questo atto. Eppure è chiaro, deve essere così. La cosa si fa drammatica e complessa quando conoscendo questo aspetto, si deve scegliere in cosa consisterà il prossimo sacrificio. Finché si tratta di sacrificare forze di volontà io in qualche modo mi sento a casa, ma sul sentire e pensare non ho molta dimestichezza. 


Perdonatemi se divago. Ma voglio essere il fiume in piena che sto vivendo. Ma soprattutto se queste parole hanno un carattere più personale. Eppure, devo. 


Al rientro dalle Notti Sante mi ritrovai di nuovo ad Oriago, dove appunto stavo studiando per diventare maestro di Scuola Waldorf. Quel luogo è stato davvero fondamentale, benché abbia portato con sé altrettanti dolori. Ero circondato da persone che credevano tanto nella pedagogia, ma l’Antroposofia… non riuscivo a vederla tra noi (e non parlo solo degli studenti). Quindi usavo il mio luogo sicuro per coltivarla a modo mio. 


Scelsi di iniziare il lavoro biografico con Giorgio, con il quale i discorsi si ampliavano. Primo fra tutti cercai di parlargli dell’idea di un glossario Antroposofico, una sorta di enciclopedia in cui trovare almeno i riferimenti all’Opera Omnia da cui poi studiare gli specifici argomenti. Tutt’oggi resta ancora un sogno nel cassetto che prima o poi realizzeremo. Mi informai appunto sul lavoro biografico avendo letto dal suo sito che se ne occupava. Non passo molto tempo che iniziammo. 


La natura fuori cominciava a risvegliarsi e quel ricordo indelebile della meditazione era talmente vivo che non aspettavo neanche un momento per immergermi nella trasformazione che osservavo intorno a me. Per coglierne i segreti, le magie. Ebbi occasione di relazionarmi tanto con la nebbia, cercai di studiarne la relazione che aveva nei confronti della luce e delle ombre (vi invito a provare ad accendere il flash del telefono quando è tutto buio e pieno di nebbia, mettere un dito davanti alla luce ed avvicinarlo e allontanarlo vedendo le conseguenze e sperimentandole interiormente). Bevevo la rugiada dalle foglie al mattino, non sapevo bene il perché, ma sapevo che era una cosa che faceva stare bene il mio organismo. Osservavo i fiori nascere e crescere (ero nello stesso spazio verde quindi la quotidianità me ne dava l’opportunità). Li disegnavo col carboncino per sottrazione del nero, come ci era stato indicato da Doris Harpers (Santissima Doris, una balsamo per l’anima). Sentivo i profumi e cercavo annessi ricordi. Insomma, mi stavo vestendo della natura e cercavo di essere il più possibile connesso. Per questo devo ringraziare soprattutto Tom, il mio labrador che molti di voi conoscono, perchè l’uscire con lui almeno 3 volte al giorno scandiva pian amente il ritmo, in tre fasi diverse della giornata, e per ogni giorno. Quindi il massimo che potessi volere per instaurare questa relazione uomo-natura. 


Fin qui del progetto Pleroma non c’era ancora nulla, se non la parola Pleroma. La quale mi venne incontro durante un confronto con un caro amico, che non studia antroposofia ma ha un gran cuore ed è sicuramente un individuo molto spirituale. Gli dissi un giorno “semmai dovessi avviare un qualsiasi progetto in qualsiasi ambito, lo chiamerò Pleroma”. E dire che conoscevo la parola, perché basta chiedere a Google e ti esce l’impossibile, ma mai avrei pensato che potesse essere così affine alla nostra missione. La lasciai quindi nel cassetto insieme a tante altre idee finche non arrivo il momento. Tanto è vero che il progetto inizialmente si chiamava Opera Omnia Online, proprio perché ero principalmente interessato a creare il glossario antroposofico, che appunto si basava sull’Opera Omnia di Steiner e Marie Von Sivers. 


Questo fu anche il periodo in cui iniziai a praticare con costanza i sei esercizi (siamo ancora nella fase del Covid, prossimi alla vera quarantena), e non avevo nessuno che potesse insegnarmeli - dato che in Accademia era tipo “forbidden” praticarli in gruppo - mi sperimentai come meglio potevo. Mi ricordo quando una sera un amico dell’accademia, con diversi anni di età in più, vedendomi fare il primo esercizio con l’oggetto fisico davanti a me, mi disse “Ma cosa fai?” - Ed io, “il primo esercizio” - E lui “ma lo sai che non si fa con l’oggetto davanti?”. Eh già, proprio così. Era una vera e pura sperimentazione, anche a rischio di sbagliare (che poi, chi può dire che sia in effetti un errore?). Cercavo di essere rigoroso come sempre, soprattutto nel ritmo, addirittura arrivai a ricominciare da zero ogni volta che per un singolo giorno non praticavo l’esercizio. In sostanza per fare un mese consecutivo del primo esercizio, ne impiegai quasi 3. Però dai, era divertente, cioè, io mi imbestialivo (tanto per dire) quando accadeva, ma era importante che mi fissassi su quel rigore, perchè oggi so che è stato un gran maestro silente. Le risate che mi potevo fare quando improvvisamente nel bel mezzo della giornata mi fermavo e facevo due giri su me stesso? (Secondo esercizio). Non vi dico quelli che erano intorno a me che faccia facevano. Eppure… giorno dopo giorno avanzavo, e continuavo a studiare per trovare risposte alle esperienze - quanto avrei voluto un Pleroma - Scuola Misteriosofica ahahahah che mi dicesse qualcosa in più. Ebbene, alla fine l’abbiamo dovuto metter su il progetto, perchè il mio bisogno era troppo grande rispetto alla voglia di aspettare che altri lo facessero. 


Vo sto annoiando? 😁 Spero di no… anche perchè questo è un processo che mi rilassa tantissimo, vi tocca leggermi così mi fate stare bene e faremo cose ancora più belle, buone e vere, insieme. Una sorta retrospettiva di 3 anni, ma con un ritmo meno giornaliero. Sì, perchè non so quando inizierò a scrivere, né per quanto tempo scriverò, o cosa. Ma so che mi attende questo processo e da qualche parte devo iniziare. Con l’avvento del Tempio di Buggiano, che inizieremo con i lavori il 24 Giugno, sento che devo fare un po’ tabula rasa, per aprirmi al nuovo con rinnovate forze interiori. 


Quindi in definitiva, grazie. Perchè una cosa è scrivere nel mio diario in cui non so se qualcuno leggerà mai, ed un’altra è scrivere ad un potenziale pubblico. Le due cose vanno di pari passo, e grazie a questo riesco a fare un bel lavoro di discernimento. 


Ora mi fermo. Promesso. Ci rileggiamo tra qualche giorno, oppure domani. Ahahahah


Notte. 


PS Ho deciso di non rileggermi, se ho fatto qualche volo pindarico o errore di battitura, perdonatemi. 


Con affetto

Unopertutti Tuttiperuno 



Qui trovare i riferimenti per l'Associazione Pleroma affinchè se risuonasse qualcosa in voi, si possa trovare poi il “terreno nel quale coltivare insieme” >> https://www.pleroma.uno/associazione-pleroma


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