Consideriamo ora che il mondo fisico-sensibile per noi esiste, in quanto i diversi organi di senso sono stati plasmati entro il corpo fisico; non ci dovrebbe quindi più meravigliare se apprendiamo che analogamente la percezione dei mondi superiori diventa possibile per effetto dell’elaborazione di organi particolari nei corpi superiori dell’uomo, l’eterico e l’astrale. Il corpo fisico attualmente è già munito di organi di percezione; l’eterico e l’astrale non ancora: in questi, gli organi devono ancora essere plasmati. Quando lo saranno stati, si verificherà ciò che si chiama la percezione dei mondi superiori.
Vogliamo ora trattare del modo in cui questi organi vengono impressi nei corpi eterico ed astrale. Abbiamo detto che gli organi superiori vengono plasmati in chi persegue e consegue l’iniziazione. Ma come avviene ciò? Si tratta di agire sul corpo astrale umano nel suo stato di purezza. Mentre durante la veglia diurna esso si trova immerso nel corpo fisico, le forze di quest’ultimo agiscono sull’astrale; perciò esso non è libero, ma segue gl’impulsi del corpo fisico. In queste condizioni, non è possibile lavorare su di esso. Ciò sarà possibile solo quando, nel sonno, il corpo astrale si trova fuori del corpo fisico. Solo per il fatto che durante il sonno il corpo astrale si libera dalla connessione col fisico, riesce possibile modellarvi gli organi di senso superiori. D’altra parte non è possibile affaccendarsi intorno a un uomo immerso nel sonno. Non è possibile soprattutto con l’uomo odierno che deve percepire ciò che avviene di lui, e questa percezione necessaria di se stesso non sarebbe possibile, se fosse incosciente. Qui in apparenza c’è contraddizione, poiché il corpo astrale non è consapevole del proprio rapporto col corpo fisico, mentre l’uomo dorme. Ma si procede indirettamente, a questo modo: si agisce sul corpo fisico durante lo stato diurno di veglia, in modo tale che le impressioni ricevute attraverso il fisico permangano nel corpo astrale, quando questo nel sonno si ritrae. Proprio come tutte le altre impressioni rimangono fissate nell’astrale, così occorre agire in modo del tutto specifico sul fisico, affinché questa esperienza rimanga impressa nell’astrale e venga poi convenientemente elaborata.
Questo avviene in quanto l’uomo rinuncia a tratti a vivere così come capita, accogliendo le impressioni che si presentano a caso, per prendere invece le redini della propria vita interiore, secondo i dettami d’una metodica disciplina. Questa attività viene chiamata meditazione, o concentrazione. Si tratta di esercizi che nelle diverse scuole vengono prescritti con lo stesso rigore con cui nei laboratori si eseguono esercizi di microscopia o d’altro. Se qualcuno mette in pratica quegli esercizi, essi operano così intensamente su di lui, da trasformare plasticamente il corpo astrale quando, durante il sonno, quest’ultimo se ne esce fuori. Bisogna cioè eseguire durante la veglia diurna le operazioni spirituali grazie a cui, durante la notte, il corpo astrale viene plasmato in modo da formare gli organi di percezione superiori.
La meditazione si può poi organizzare in tre diversi modi. Si può tener conto soprattutto dei puri elementi di pensiero, di saggezza: è questo il caso della disciplina yoga che lavora soprattutto con l’elemento del pensiero, con la contemplazione. Oppure si può agire piuttosto sulla sfera del sentimento, elaborandola particolarmente, come avviene nella corrente più specificamente cristiana. Infine si può operare mediante la combinazione del sentimento con la volontà: è questo il metodo cristiano-rosicruciano. Condurrebbe qui troppo lontano l’addentrarci nel metodo yoga, e del resto non avrebbe alcun rapporto col Vangelo di Giovanni. Studiando l’iniziazione specificamente cristiana cercheremo di comprenderne l’essenza. Intanto occorre rendersi conto che una persona che oggi vive nella società moderna, non potrebbe quasi certamente percorrere questa via d’iniziazione, in quanto essa esige un temporaneo isolamento. Ma il metodo rosicruciano esiste proprio per consentire all’uomo di ascendere verso i mondi superiori, senza venir meno ai propri doveri. Tuttavia per quel che riguarda l’essenziale può servirci anche lo studio dell’iniziazione cristiana.
Questo metodo d’iniziazione lavora esclusivamente col sentimento; e dovrò esporvi ben sette esperienze di sentimento, sette gradi del sentimento, passando attraverso i quali il corpo astrale viene realmente modificato in tal modo da sviluppare poi i suoi organi durante la notte. Cerchiamo di renderci conto come debba vivere il discepolo cristiano, per salire questi gradi.
Il primo grado è quello che viene chiamato “la lavanda dei piedi”. Qui il maestro parla così al discepolo: “Guarda la pianta: essa ha le sue radici nel terreno, e questo terreno minerale è un essere, per così dire, inferiore alla pianta. Se la pianta fosse in grado di esprimere la propria natura, potrebbe dire al terreno: io sono, di noi due, l’essere più evoluto ma, se tu non ci fossi, io non potrei sussistere; poiché da te, o terreno, io traggo la maggior parte del mio nutrimento. Se la pianta sapesse tradurre tutto questo in sentimenti, dovrebbe chinarsi verso la pietra, dicendo: m’inchino a te, pietra, creatura inferiore a me stessa, poiché a te debbo la mia esistenza. Se adesso ci rivolgiamo all’animale, questo dovrebbe comportarsi allo stesso modo nei riguardi della pianta, dicendo: io sono sì superiore alla pianta, ma debbo la mia esistenza a quel regno inferiore!” — E se proseguiamo a salire più in alto, pervenendo all’uomo, qui ognuno che si trovi a un grado più elevato della scala sociale dovrebbe chinarsi verso il gradino inferiore, dicendo: io debbo la mia esistenza al gradino inferiore. — Questo rapporto si continua sempre più in alto, fino al Cristo Gesù. I dodici che lo circondano si trovano a un grado inferiore al suo; ma come la pianta si sviluppa dalla pietra, così il Cristo Gesù dai suoi dodici. Ed Egli si china verso i dodici, dicendo: “Vi devo la mia esistenza!”
Quando il maestro aveva spiegato al discepolo tutto questo, gli diceva: “Per settimane e settimane dovrai immergerti in questo sentimento cosmico, per cui ogni essere superiore s’inchina a quello inferiore; e quando avrai bene elaborato in te questo sentimento, farai l’esperienza di un sintomo interiore e di uno esteriore”. Questi sintomi peraltro non sono affatto ciò che più importa: essi stanno solo a dimostrare che il discepolo si è esercitato a sufficienza. Quando dunque il corpo fisico era stato influenzato daU’anima per un tempo sufficiente, ciò si manifestava al discepolo nel sintomo esteriore d’una sensazione di acqua che gli lambisce i piedi. Era questa una sensazione ben reale. Altrettanto reale era la formidabile visione (che gli si manifestava nella sfera astrale) della lavanda dei piedi, del sé superiore che s’inchina al sé inferiore. Così l’uomo sperimenta nell’astrale ciò che il Vangelo di Giovanni ci racconta come fatto storico.
Il secondo grado consiste in quest’altro insegnamento, rivolto al discepolo: “Devi sviluppare anche un altro sentimento in te stesso. Immagina che tutti i dolori e tutte le sofferenze del mondo si accumulino sopra di te, che tu sia esposto all’assalto d’ogni sorta di avversità; dovrai immergerti nel sentimento di saper resistere senza piegarti, anche se tutta la miseria del mondo si accostasse a te!” Se il discepolo si sarà esercitato a sufficienza, si verificheranno anche qui due sintomi: uno è la sensazione di venir colpito da ogni parte; l’altro è la visione astrale della “flagellazione”. Sto raccontando cose che sono state vissute da centinaia di persone e grazie alle quali quelle persone poterono salire ai mondi superiori.
Il terzo consisteva per il discepolo nel rappresentarsi che ciò che egli considerava più sacro, ciò per cui avrebbe voluto pagare di persona con tutto se stesso, veniva coperto di beffe e vituperi. Doveva dirsi allora: “Qualsiasi cosa avvenga, io debbo rimanere saldo e difendere ciò che mi è sacro!” Immergendosi a fondo in questo stato d’animo, egli provava come delle punture nel capo e aveva la visione astrale della “coronazione di spine”. Ancora una volta va messo in rilievo: ciò che conta, non sono questi sintomi; essi si manifestano solo come effetti degli esercizi. Viene anche provveduto a che non possa esservi questione di suggestione od autosuggestione.
Il quarto grado conduce il discepolo a sentire il proprio corpo come talmente estraneo da considerarlo un oggetto esterno, come un pezzo di legno ad esempio, si da non poter più dire “io” al proprio corpo. Questo sentimento deve rafforzarsi fino al punto da poter dire: “Io porto il mio corpo con me come porto la mia veste”. A questo punto, cioè, il discepolo non collega più il proprio io col corpo; e si verifica allora un’esperienza chiamata la “prova del sangue”. Ciò che in molti casi può essere espressione d’uno stato morboso, in questo caso (poiché dev’essere di proposito eliminato tutto ciò che è patologico) si manifesta come conseguenza della meditazione. Ai piedi, alle mani e sul lato destro del petto si mostrano le cosiddette stigmate; e come sintomo interiore al discepolo appare, in una visione astrale, la “crocifissione”.
Possiamo descrivere solo brevemente gli ultimi tre gradi di sentimento.
Il quinto grado consiste in ciò che viene chiamato la “morte mistica”. L’esperienza che il discepolo attraversa qui, mediante i sentimenti che sono propri di questo grado, gli si rivela come se d’improvviso un velario nero si stendesse davanti a tutto ciò che è visibile e tutto quanto scomparisse. Questo momento è importante anche per un altro aspetto che bisogna aver provato, se si vuole conseguire l’iniziazione cristiana nel vero senso della parola. Si sperimenta allora la facoltà d’immergersi negli abissi del male, del dolore, della sofferenza; e tutto il male che vive al fondo dell’anima umana, lo si può provare scendendo all’inferno. Questa è la “discesa all’inferno”. Dopo questa prova, è come se il velario si lacerasse: e si è in grado di guardare nel mondo spirituale.
Il sesto è quello che viene chiamato “sepoltura e risurrezione”. È questo il grado al quale il discepolo si sente tutt’uno con l’intero corpo della Terra; si sente come adagiato entro la compagine del nostro pianeta e ne fa parte. La sua vita si è dilatata a vita del pianeta.
Il settimo sentimento non può venir descritto a parole; potrebbe farlo solo chi fosse in grado di pensare senza lo strumento del cervello fisico; e per questa esperienza non esiste un linguaggio, poiché il nostro linguaggio possiede solo espressioni per il piano fisico. Perciò a questo gradino possiamo solo accennare di lontano. Esso oltrepassa ogni cosa di cui abitualmente l’uomo possa farsi un’idea. Lo si chiama “Ascensione”, ovvero la piena assunzione entro il mondo spirituale.
Rudolf Steiner O.O. 103 - Il Vangelo di Giovanni
Amburgo, 30 Maggio 1908
TROVI IL LIBRO QUI
Durante il prossimo 2025 terremo un percorso in 12 incontri
interamente dedicato al Vangelo di Giovanni,
seguendo di pari passo le conferenze tenute da Rudolf Steiner
nel volume O.O. 103 - Il Vangelo di Giovanni
Comments