Sfondi spirituali del Tempio di Malsch
- Opera Omnia Online

- 4 apr
- Tempo di lettura: 14 min

Sfondi spirituali del Tempio di Malsch
Brigitte Schreckenbach
Nel piccolo paese a sud di Karlsruhe, il Modellbau si erge ormai da cento anni. Ha qualcosa a che fare con questo luogo questo gioiello unico, un impulso culturale poco considerato? Come vi è giunto?
Nel 1907, al Congresso teosofico di Monaco della Società Teosofica, quando Rudolf Steiner si distaccò con i suoi sforzi esoterici dalle consuetudini di quella società per percorrere una via che corrispondesse all'uomo occidentale — quella cristiano-rosacroce — gli stava a cuore indicare ai suoi allievi che il cammino di un'esoterismo moderno avrebbe dovuto essere strettamente connesso a nuovi impulsi artistici. La sala del congresso era stata allestita artisticamente secondo le sue istruzioni.
Un giovane studente di matematica e fisica, E. A. Karl Stockmeyer, che aveva vissuto quel congresso insieme alla sua famiglia, rimase così profondamente colpito dai pochi ma eloquenti abbozzi di un nuovo stile artistico — capace di esprimere gli impulsi spirituali del nuovo movimento — che sorse in lui la domanda: come potrebbe essere realizzata in piena concretezza, per questo indirizzo spirituale, una casa simile alle opere architettoniche cultuali dei tempi antichi, ai templi e alle chiese e cattedrali cristiane? Pose questa domanda a Rudolf Steiner. Da lui ricevette immediatamente indicazioni concrete per un edificio che avrebbe dovuto essere costruito propriamente sotto terra. Non forme esterne, bensì solo una significativa forma interna andava elaborata: uno spazio interno di forma ellittica, delimitato da due volte sette colonne e chiuso da un ambulacro. Tutto avrebbe dovuto essere formato da semplici ellissoidi a tre assi. Motivi di capitelli, a Monaco dipinti solo su colonne di assi, avrebbero dovuto coronare plasticamente le colonne in alto e in basso. Solo poche altre indicazioni ricevette lo studente.
Come giunse in questo luogo il Tempio modello di Malsch
Come giunse in questo luogo questo edificio — realizzato in modo unico sulla Terra e chiamato modello solo per le sue piccole dimensioni?

Qui si trovava anche solo un minuscolo ramo (loggia) della Società Teosofica — composto quasi esclusivamente da membri della famiglia Stockmeyer — che si costituì con la costruzione del piccolo edificio.
Il padre del giovane studente, il pittore Karl Stockmeyer, era arrivato a Malsch nel 1887 «per caso», cercando un luogo dove potersi costruire un atelier. Era un apprezzato ritrattista, un uomo aperto agli sforzi spirituali e ai pensieri riformatori. Possedeva certe facoltà chiaroveggenti. Tra la popolazione del villaggio fu presto rispettato come una personalità ragguardevole, senza che vi si sapesse di più delle sue doti.
Arrivato per errore nella pianura renana alla stazione di Malsch, si avviò attraverso il paese verso i monti della Foresta Nera. Dopo aver percorso un viottolo incassato, si aprì dinanzi a lui, come in un'ampia conca, una natura meravigliosamente animata, curata amorevolmente come da mano d'uomo, simile a un parco — tanto che suppose vi si celasse un castello. Ma nessun castello era visibile. Dopo essersi addentrato un tratto nel bosco che gli si stendeva davanti, ebbe la visione di un tempio venerabile e antichissimo. Seppe allora di essere giunto nel luogo cercato.

Gli fu possibile acquistare lì, al «lembo del bosco» (Waldzipfel), un'ampia porzione di terreno e costruirvi una casa, nella quale poté presto trasferirsi con la famiglia. Poiché la pittura non bastava a mantenere la famiglia, la moglie provvedeva al necessario accogliendo pensionanti in questa casa appartata, immersa in una natura di una vivacità indescrivibile. Questa donna apparteneva, con la sua operosità e il suo incessante impegno nel servire gli altri in modo disinteressato, a quelle personalità silenziose e poco considerate. Si adoperava costantemente per sostenere il marito nel suo sviluppo artistico e per aiutare i figli, accanto a ogni premura materna, a conseguire una buona educazione e istruzione. Quando Rudolf Steiner consigliava a taluni malati e persone in cerca di riposo di andare a Malsch — dicendo che lì avrebbero potuto guarire — ciò era dovuto, oltre alla natura rigenerante e alla quiete, certamente anche alle amorevoli attenzioni di quella casa.
La figlia maggiore Hilde, studentessa di grande talento, portò l'intera famiglia alla Teosofia agli inizi del secolo. Il padre, consapevole di una certa propria grandezza e maturità, dovette subito constatare, quando incontrò Rudolf Steiner per la prima volta di persona: «ecco un uomo ancora più grande di me». Era stupefatto per l'infinita ricchezza di saggezza che emanava da quella personalità e sentì immediatamente che a quest'uomo, che dava tanto in modo così disinteressato, avrebbe dovuto restituire ciò che egli stesso possedeva di forza vitale e pienezza. Questo fu fino alla fine il suo grande impegno.
Il figlio E. A. Karl rimase profondamente colpito ai primi incontri con Rudolf Steiner nel vedere come una pienezza spirituale si unisse a concrete realtà terrene. Il suo bisogno originario era di dedicarsi a studi artistici. Un impulso interiore non riconosciuto lo spinse tuttavia a rinunciarvi e a darsi allo studio della matematica e della fisica, sebbene non potesse vantare particolari doti per queste materie. Una voce interiore lo guidava ed egli sapeva che attraverso la sua forza spirituale e lo sforzo di volontà avrebbe dominato questo compito.
Dopo aver ricevuto da Rudolf Steiner le indicazioni per un nuovo edificio dei Misteri, si accinse con grande impegno e profondo senso di responsabilità ai calcoli straordinariamente difficili dell'edificio, che avrebbe dovuto essere formato interamente da ellissoidi ed ellissi. Quando si accorse che i puri calcoli non lo aiutavano più oltre, sperimentò come il sentire artistico gli indicasse la via.
Sua moglie mi raccontò in seguito come fosse un'atmosfera del tutto particolare e indescrivibile, solenne, quella in cui il giovane studente si mise al lavoro. L'intera famiglia si sentiva avvolta in quell'incantesimo, osava a stento pronunciare una parola ad alta voce. Per lungo tempo si sentirono come circondati da un involucro di buone entità spirituali.
Nella realizzazione dell'opera architettonica intervenne di nuovo un «caso». Questa volta determinò le dimensioni dell'edificio. Padre e figlio avevano cominciato subito dopo il congresso del 1907 a eseguire plasticamente, in colonne rotonde già disponibili, le forme dei capitelli delle colonne che a Monaco erano state solo abbozzate nel disegno. La lunghezza di queste colonne era diventata per il figlio il punto di partenza dei suoi calcoli.
Il padre, che spingeva sempre alla realizzazione concreta di un'idea, diede allora l'impulso a costruire davvero questo edificio. Poiché l'altezza delle colonne di 87 cm era troppo bassa per poter entrare nell'edificio, si decise di alzare l'intero modello all'altezza di un tavolo, abbassando il pavimento reale. Poiché non era possibile, come originariamente previsto, costruire l'edificio sotto terra, lo si realizzò in un fossato profondamente scavato da un ruscello accanto al «Waldhaus», come la famiglia aveva chiamato la sua ospitale dimora. Al ruscello era stata sottratta molta acqua attraverso una fontana costruita in alto nel bosco, per destinarla alla popolazione del villaggio. Ora esso scorreva quietamente appena sussurrando.
C'è anche un secondo ruscello. Entrambi scorrono paralleli per un lungo tratto, finché si uniscono al di sotto del Modellbau e, proseguendo in direzione est-ovest iniziata, attraverso il paese confluiscono verso la direzione nord-sud della valle del Reno.
Alla domanda se il nuovo edificio templare avesse qualcosa a che fare con l'antico misterioso tempio che il padre aveva contemplato in visione, fummo ricondotti alla terra persiana dei due fiumi, dove Eufrate e Tigri scorrono parallelamente per lunghi tratti. Sembrava qui come una minuscola edizione in miniatura. Nella ricerca di quando e dove il tempio contemplato possa essere davvero esistito, questa immagine si ripresentò più volte.
Il bastone conficcato nella terra
Quando Rudolf Steiner passeggiava un giorno con Karl Stockmeyer in quel luogo, dopo che questi gli aveva raccontato della sua visione, Rudolf Steiner conficcò improvvisamente il bastone nella terra e disse: «Sì, qui ha stazionato un tempio venerabile e antico, il suolo è consacrato.»
Ciò sarebbe avvenuto, secondo quanto riferito dalla casa Stockmeyer, nel periodo della cultura egizio-caldaica o anche prima. Purtroppo non ne sono noti dati più precisi. Cosa significa: al tempo egizio-caldaico — e/o — ancora prima? Epoca culturale egizia, o persiana, o qualcosa nel mezzo?
La posa della prima pietra aveva avuto luogo nella notte della luna piena di Pasqua del 1909, compiuta da Rudolf Steiner. Poiché egli invocò entità spirituali alte e altissime affinché facessero scendere la loro benedizione sull'edificio, possiamo comprendere quale importanza egli gli attribuisse. La sera precedente aveva compiuto l'iniziazione del ramo locale (della loggia) alla presenza di oltre 40 ulteriori partecipanti. In questi discorsi Rudolf Steiner menzionò ripetutamente il luogo con «tutte le belle, grandi e nobili forze della natura» e gli «spiriti molto favorevoli che vi dimorano». Parlò anche più volte della «meravigliosa luce solare, vivificante di tutto, permeata di spirito». (Cfr. GA 109/111 e 284/285).
Raccontando di un determinato gruppo di persone del tardo periodo atlantico, sembrava voler caratterizzare le persone che qui operavano. Descrisse un gruppo di uomini che, in quell'epoca ancora altamente spirituale, apparivano agli altri come decadenti, ed erano per questo derisi e scherniti. La loro capacità di maneggiare il calcolo e i numeri era considerata come una discesa da mondi superiori. In seguito Rudolf Steiner descrisse una volta come i Germani delle zone settentrionali si occupassero di agricoltura e scontri bellici, a confronto con la cultura molto più spirituale delle popolazioni meridionali. Queste culture settentrionali apparivano come barbariche, poiché in esse gli impulsi spirituali giacevano ancora nascosti, in germe, in attesa di tempi futuri. Ciò che poi fece risorgere il gruppo di idealisti tedeschi intorno a Goethe — spiritualmente attivo in modo straordinario nel suo genere — e che venne raccolto da Rudolf Steiner, rivisse nel piccolo cerchio umano di Malsch. E ciò che nelle prime facoltà spirituali di un piccolo gruppo di persone nel tardo periodo atlantico era inizialmente affiorato, qui rifiorì in pieno splendore nel calcolare, computare, nel rappresentare costruzioni architettoniche con il più bello dei sentimenti artistici, e divenne realtà attraverso l'opera di mani operose. Un primo piccolo germe era stato come un seme conficcato nella terra, dal quale avrebbero dovuto sorgere ulteriori edifici sacri di una nuova era dello Spirito.
La posa della prima pietra ed i lavori
Alla posa della prima pietra Rudolf Steiner accennò anche all'uso crudele e decadente dei tempi passati, quando si muravano ancora esseri umani vivi sotto gli edifici sacri. Fisicamente accadeva qualcosa che avrebbe dovuto rivelare un impulso spirituale-artistico. Il seme è una forma puramente fisica, finché non è risvegliato alla vita. L'immagine della forma umana puramente fisica, da computare e proveniente dai mondi spirituali, serviva come base agli edifici sacri. Questa forma doveva essere impressa nella terra. Da lì può risvegliarsi a un nuovo essere spirituale.
Ciò che nel Modellbau di Malsch si era configurato nella forma più nobile e pura, poté realizzarsi nel primo Goetheanum metamorfosato in una viva configurazione di forme. A Malsch non erano ancora presenti le configurazioni viventi, come quelle che poi apparvero nelle molteplici forme di metamorfosi nel Goetheanum. Gli stessi motivi dei capitelli, che in seguito vennero scolpiti artisticamente, vivi, attraverso le superfici a doppia curvatura, vi erano ancora in forma rigida. Tutto era come una forma-seme in quiete, che ci concede eccezionalmente uno sguardo nel suo interno altrimenti celato. Ci mostra come il morto voglia essere risvegliato alla vita, per ascendere dal mondo degli Spiriti della Forma al mondo degli Spiriti del Movimento.
Volgiamo lo sguardo alla natura del pittore Karl Stockmeyer, che fu condotto qui nella terra dei due ruscelli, nella natura così vivente con la luce solare del tutto particolare, nel luogo misterioso di un'antica cultura misterica. Egli stesso dotato di facoltà di epoche che si perdevano, era in cerca di nuovi valori spirituali. A lui ci guida uno dei suoi quadri, per il quale al limitare del bosco costruì una «rovina». Lì il quadro avrebbe dovuto essere appeso in una torre, a cui conduce uno stretto, oscuro corridoio. Su quel quadro erano raffigurati suo figlio e la figlia maggiore, che avanzando cautamente guardano in una candela, la cui luce diretta non è visibile all'osservatore per la mano del bambino posta davanti. I corpi nudi dei fanciulli innocenti sono illuminati da una luce misteriosa. Anche altri pittori Jugendstil avevano ripreso questo motivo della forma umana pura che anelando si abbandona alla luce.
Una tale traslucenza di una configurazione la troviamo anche nel Modellbau con le sue molte ellissi e i suoi ambulacri a forma di conchiglia. Sembra qui come venuta a riposo da una forma in movimento, per elevarsi subito a nuovi movimenti.
Le persone che vissero attorno e insieme a questo edificio hanno realizzato l'elevarsi al fare e al configurare viventi. Il figlio, architetto di questo edificio, poté ancora con il padre allestire l'edificio sacro di Stoccarda in Landhausstrasse e visse la costruzione del primo Goetheanum, con tutte le sue viventi configurazioni di forme. Quando nel secondo Goetheanum si dovevano allestire gli spazi interni, tentò disperatamente di rendere comprensibili le idee che aveva acquisito nel Modellbau di Malsch e negli edifici sorti in seguito. Come insegnante fondatore della prima scuola Waldorf poté per decenni introdurre i suoi allievi nella geometria in movimento e nella misurazione pratica del terreno. Anche allievi per tali materie privi di talento raccontarono come quel maestro amato li avesse incoraggiati all'esperienza e all'operare pratico. Il suo senso artistico, la sua onestà e il suo corretto atteggiamento furono probabilmente la ragione per cui Rudolf Steiner gli affidò la rappresentanza esterna dell'intero sistema delle scuole Waldorf.

Un'autentica vita scolastica Waldorf viva e pratica fiorì poi anche attorno al Modellbau, quando la coppia Hubert e Tilla Bollig con Heinz Ritter prese in consegna il Waldhaus e vi operò per decenni in campo pedagogico-terapeutico. La meravigliosa natura fu curata attraverso assidua giardineria biodinamica e nell'edificio e nel terreno erano visibili vivaci intagli e sculture.
L'euritmista Tilla Bollig portò l'euritmia in questo luogo e vi chiamò Tatiana Kisseleff, che Rudolf Steiner aveva un tempo convocato per assumere la responsabilità della costruzione dell'euritmia al Goetheanum. Rudolf Steiner menzionava spesso come la configurazione delle forme del Goetheanum e le configurazioni in movimento dell'euritmia scaturissero dalle stesse fonti di sentimento. Mentre nel Jugendstil si aveva ancora il bisogno di illuminare la forma umana, nell'euritmia la figura era velata da abiti sobri e da veli sovrapposti. Ora doveva manifestarsi un elemento di movimento configurato interamente dall'esperienza spirituale-animica. Con Tatiana Kisseleff vennero allora, chiamati dalla signora Klara Boerner, vari architetti, che avrebbero dovuto risvegliare e portare a compimento l'edificio così a lungo quiescente e incompiuto. Più di un architetto si è cimentato nell'esplorazione della misteriosa opera d'arte. Esistono elaborazioni scritte di Erich Zimmer ed Erika von Baravalle, che offrono belle visioni d'insieme. Albert von Baravalle ha contribuito con l'opera delle sue mani in modo largamente determinante al completamento dell'edificio. A lui si deve il fatto che la seconda fila di colonne, fino ad allora incompiuta, mostri ora una viva configurazione di forme nei capitelli.
La coppia del Dr. I. W. Ernst e sua moglie Hertha poterono sempre di nuovo rendere sperimentabile la meravigliosa acustica di questo edificio attraverso recitazioni con i loro allievi.
Tutto era forse avvolto e traslucidato da Hilde Stockmeyer, morta così giovane, che con grandi facoltà spirituali aveva portato l'Antroposofia nella famiglia e quindi a Malsch. Con il suo canto portava in tutto quell'operare un elemento puro e nobile. E il padre riteneva anche che lei, ancora dopo la morte, lo aiutasse a portare impulsi cosmici di formazione del mondo in forme ritmiche. Rudolf Steiner le tenne un commosso discorso funebre dopo la sua morte.
Se osserviamo ancora una volta il Modellbau come opera d'arte e lo lasciamo raccontarci ciò che vuol dirci, un quadro del pittore Stockmeyer — le cui facoltà di immaginazione e intuizione mostrano l'edificio nella sua visione — può aiutarci.

Egli dipinse Rudolf Steiner — che non si trovò mai nell'edificio compiuto — a oriente come conferenziere. Fra le colonne, negli ambulacri, altre persone strettamente legate all'edificio. Tutti siedono attorno al pavimento ideale elevato all'altezza del cuore, che appare come un tavolo solennemente ricoperto da una tovaglia bianca. A sinistra dell'osservatore, accanto a Rudolf Steiner, siede l'architetto dell'edificio E. A. K. Stockmeyer; dall'altro lato, accanto a Rudolf Steiner, velata, la già allora defunta Hilde Stockmeyer. In primo piano a destra il pittore Karl Stockmeyer. Sulla tovaglia bianca leggiamo: «Cristo in me».
«Dobbiamo sempre vivere tutto nell'immagine», sottolineava spesso E. A. K. Stockmeyer. Come nell'architettura e nel culto il vivere per immagini si manifesta esteriormente, così l'anima avrebbe dovuto giungere in meditazione e immaginazione al vivere spirituale-animico per immagini.
Già l'immagine esteriore del Modellbau mostra ciò che può rivelarsi animicamente. Sul cammino dal cancello del giardino scendiamo dall'aria inondata di luce, sotto alberi ombrosi, i gradini, attraversiamo — tra un toro e un'aquila formati in cemento — uno stretto ponticello sul ruscello e giungiamo nella penombra del «piccolo tempio». Lentamente si rivela all'osservatore sempre di più del mistero di quell'impulso, che vuole risvegliare l'anima alla contemplazione di alte, viventi figure spirituali.
Forme e colori, opere plastiche e pittoriche si avvicinano all'uomo dall'esterno. L'anima risponde con molteplici impressioni. Il lato spirituale della luce solare, che fuori splende così meravigliosamente, vuole risvegliarsi all'interno e essere contemplato nella sua essenza attraverso il linguaggio delle forme e delle configurazioni.
Con parole commoventi Rudolf Steiner parla nel discorso di fondazione del ramo di Malsch di come dobbiamo imparare «a contemplare il sole a mezzanotte». Con ciò intende l'essere spirituale-animico del sole, che si cela agli occhi sensibili e può essere contemplato attraverso l'anima risvegliata.
Il discendere dell'anima umana sui cammini ancora oscuri e il lento rischiararsi, il risveglio alla contemplazione, può diventare per noi esperienza in quell'immagine così eloquente, in tutta la sua intimità.
Nell'ellisse troviamo una dualità giunta alla quiete in piena armonia. Dualità di portata cosmica come contrasti potevano essere riconosciute e dominate nell'epoca culturale persiana sotto Zarathustra. La dualità come polarità produce la VITA. Dove c'è equilibrio, la VITA si spegne; e la VITA, nel morire, nell'equilibrio quiescente, evoca subito nuova VITA, disse più volte Rudolf Steiner. Essa non conosce quel: «Fermati un istante, sei così bello!» Nell'architettura congelata del Modellbau la vita è come seme spento. Come in natura il seme è risvegliato dalla forza del sole a nuova vita, così l'anima può compierlo qui in modo spirituale-animico. Il gioioso scorrere dei due ruscelli vi contribuisce.
L'epoca culturale egizio-caldaica ci mostra come un tempo l'anima sensitiva fu offerta agli uomini come grande dono degli dèi, affinché gli uomini possano trovare dal proprio interno l'accesso ai mondi spirituali, sperimentando come l'essenzialmente-spirituale — che gli occhi dei sensi non possono vedere — possa essere riscoperto attraverso l'intimità con lo Spirito nascosta nell'uomo.
Questa forza dell'anima dovrebbe nell'attuale epoca culturale, purificata attraverso la forza consapevole dell'Io, risvegliarsi trasfigurata a qualcosa di più alto, al Sé spirituale (Geistselbst), per poter contemplare di nuovo il Spirituale che opera dietro le cose dei sensi e le forze vitali.
Zarathustra mostrò agli uomini come possano mettere mano alle forze della Terra per ricondurle verso il mondo spirituale. Come persone che fanno qualcosa di simile, Rudolf Steiner caratterizzò nei suoi discorsi ripetutamente le persone che qui operavano. Come Zarathustra si adoperò a mostrare in quale modo possa essere rinnovato il legame tra Cielo e Terra, troviamo indicazioni anche negli accadimenti di Malsch.
Ricercatori locali si adoperarono invano per rintracciare l'origine del nome «Malsch». Proveniente da «Mal» — paletto di confine tra due mondi —, o da «Gemahl, vermählen» (sposo, sposare), o da «Mahl» — solenne banchetto — proveniente, tutto sembra in qualche modo familiare. Un «stare nel mezzo tra due mondi», un «unirsi con un mondo superiore», o una «vera comunione nello Spirito», come Karl Stockmeyer esprimeva nel suo quadro — tutto può cominciare a parlare.
Su un calice di cristallo, che il padre Stockmeyer aveva portato per poter compiere con Rudolf Steiner azioni cultuali, è inciso un esagramma: due triangoli che si compenetrano. Per la prima pietra di Malsch Rudolf Steiner aveva tracciato sulla carta questo come segno del macrocosmo, con un drago alato chiaro sovrapposto e uno scuro sottostante. A destra e a sinistra di esso stavano le parole: «È in alto tutto come in basso» e «È in basso tutto come in alto».
E. A. Karl Stockmeyer si pose continuamente durante il sorgere di questo Modello del Tempio la domanda: a quali compiti dovrà stare questo tempio nello spazio terrestre, cosa si rivela agli uomini che vi dimorano e vi diventano spiritualmente attivi?
Quando pose a Rudolf Steiner la domanda se le forme, i colori, le configurazioni plastiche e pittoriche possano aiutare gli uomini che vi operano solo in modo concettuale a giungere a conoscenze in modo diverso — attraverso il puro vivere nella contemplazione —, alla conoscenza di sé? Rudolf Steiner rispose: «Sì, è così, ma a una più alta conoscenza di sé.» Con ciò intendeva probabilmente la profonda saggezza dell'uomo in generale: l'Antroposofia.
Ogni orientamento spirituale trovò nel corso dei millenni i propri edifici templari. Il tempio avrebbe dovuto poter accogliere in sé, come un guscio di noce, la vita spirituale del tempo. Dal 1879 — con la caduta degli Spiriti delle Tenebre fuori dai mondi divini e l'avvento di Michele come guida dei tempi dell'umanità — irruppe una nuova era. Il predecessore di Michele, l'arcangelo Gabriele, creò nel cervello anteriore degli uomini un nuovo organo con cui poter sondare il mondo terrestre nella sua molteplicità. Michele aiuta gli uomini a sviluppare un organo spirituale-animico, con il cui aiuto possono imparare di nuovo a riconoscere in tutto l'essere terrestre il governo e l'opera del mondo spirituale. Come il primo uomo era stato fatto «dalla terra», così dal 1879 è nato un nuovo genere umano, che può riconoscersi di nuovo come quello «creato dai mondi celesti».
28 anni dopo la «nascita di un nuovo uomo» ebbe luogo nel 1907 a Monaco il Congresso teosofico, nel quale Rudolf Steiner con tutte le forme artistiche diede il richiamo a un nuovo impulso templare.
30 anni dopo questa «nascita», nell'anno 1909, Rudolf Steiner pose la prima pietra per il primo Tempio a Malsch.
33 anni dopo il 1879, nell'anno 1912, vi furono i primi approcci a una nuova arte del movimento — l'euritmia — della quale egli spesso diceva che era scaturita dagli stessi sentimenti da cui aveva tratto origine il nuovo impulso costruttivo.
Queste parole possano contribuire a comprendere e ad amare la piccola opera architettonica di Malsch, e aiutare affinché il suo compito nel mondo si compia.

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